Hai presente quando pensi: “No vabbè, l’umanità non può scendere più in basso”… e poi apri Facebook? Ecco. Partiamo da qui.
Viviamo nell’epoca più istruita della storia dell’uomo, con accesso immediato a tonnellate di informazioni… eppure sembriamo decisi a rimanere ignoranti, come se fosse uno sport olimpico. E forse, a questo punto, dovremmo semplicemente accettare che una buona parte della popolazione preferisce la beata ignoranza alla scomodità del pensare.
Benvenuti nell’epoca di:
– scroll compulsivo,
– contenuto usa-e-getta,
– opinioni preconfezionate,
– e scrittori che non leggono (ma che scrivono lo stesso, ahimè).
In questo articolo, voglio analizzare – con ironia, provocazione e qualche inevitabile stoccata – perché la massa è diventata un pubblico passivo, perché i social sono l’oppio cognitivo dei nostri tempi e perché gli aspiranti autori non leggono nemmeno le linee guida che li riguardano direttamente.
Perché la massa è diventata passiva: la scienza del dito che scorre
La domanda “perché la gente non legge più?” ha una risposta molto semplice, che potremmo riassumere così: perché leggere implica usare il cervello. Scrollare no.
L’illusione dell’informazione facile
Nel magico mondo dei social, basta un reel di 12 secondi per diventare esperti di geopolitica, comprendere complottismi galattici, sviluppare forte opinione su argomenti che non si sanno nemmeno pronunciare.
Perché leggere un articolo quando posso farmi spiegare il mondo da un tizio con un microfono colorato e una felpa oversize? È la democratizzazione del sapere… nella sua versione peggiorata.
Così, scroll dopo scroll, ti convinci di sapere. E più ti convinci di sapere, meno cerchi davvero di capire. Il risultato? Una generazione di persone convinte di essere informate… mentre non sanno distinguere una notizia attendibile da un meme con la foto di Keanu Reeves e una citazione falsa di Osho, e ci trasformiamo tutti in fruitori passivi.
Gli scrittori non lettori: l’ottava piaga dell’editoria (peggio delle locuste)
Passiamo ora alla mia categoria preferita: gli aspiranti scrittori che non leggono. E no, non è una leggenda metropolitana. È un dato di fatto: oggi esistono folle di persone che vogliono pubblicare un libro senza averne letto uno negli ultimi dieci anni. Lo “scrittore” che non legge, lo riconosci da vari segnali:
– bio Instagram con scritto “scrittore emergente”;
– post con frasi tipo: “Scrivo per guarire l’anima”;
– enorme paura di confrontarsi con autori veri;
– convinzione che leggere troppo “influenzi lo stile” (questa è vera: giuro che l’ho sentita).
Leggere libri? No, quello no.
Le modalità di invio manoscritti: quell’antico mistero insondabile
Ed eccoci al punto più comico: gli aspiranti scrittori non leggono nemmeno le istruzioni per inviare il loro manoscritto alle case editrici. Siamo alla tragedia. Ecco cosa arriva nelle caselle e-mail delle case editrici ogni settimana:
– file Word chiamati “ROMANZO DEFINITIVO VERSIONE VERA FINALISSIMA.doc”;
– e-mail senza oggetto e addirittura senza contenuto;
– sinossi lunghe quanto l’Iliade o che non sono sinossi e non raccontano la trama;
– allegati da 80MB con foto dell’autore in pose artistiche;
– richieste di lettura immediata;
– minacce passive-aggressive del tipo: “Se non rispondete vuol dire che non amate la cultura.”
E tutto questo perché? Perché nessuno ha letto il regolamento scritto chiaramente sul sito della casa editrice: max 40 cartelle – sinossi – breve biografia – PDF – grazie, buona giornata.
Parole semplici. Italiano base. Eppure… niente. La colpa? Sempre degli altri: “L’editoria italiana è chiusa. Non dà spazio ai giovani. Pubblica solo raccomandati.”
No, caro. La verità è che non sai seguire tre righe di istruzioni e ti offendi quando qualcuno – come me il mio staff di Agenteletterario.it – te lo fa notare.
Perché leggere è ancora l’unica arma contro l’ignoranza
Sembra ovvio, ma non lo è più: la lettura è la principale forma di allenamento intellettuale.
Leggere ti rende più intelligente (ma davvero)
Quando leggi, acquisisci nuove parole, impari a pensare per concetti, sviluppi empatia, migliori la memoria e alleni la concentrazione, riconosci le fallacie logiche e… sei più difficile da manipolare.
La lettura come atto rivoluzionario
Leggere oggi è un gesto controcorrente. È l’opposto della fretta, dell’algoritmo, dell’ignoranza facile. Per questo dà fastidio, per questo, chi legge, si distingue.
Scrivere senza leggere: missione impossibile
Lo voglio dire con la delicatezza di un martello pneumatico: Se non leggi, non puoi scrivere. Non è opinabile. Non è flessibile. Non è negoziabile.
La scrittura non nasce dal vuoto. Nasce da: lettura, imitazione, osservazione, studio, lavoro, riscrittura, fallimenti, correzioni.
La massa contro i libri: l’eterna battaglia tra scroll e cervello
I social hanno vinto perché sono semplici, rapidi, visivi, gratificanti. I libri no: richiedono calma, profondità, tempo, impegno.
Dove sta il problema? Nel fatto che una società che non legge ragiona poco, si informa male, è più manipolabile, è più insicura. Ed è proprio l’assenza di lettura che genera la folla di complottisti da aperitivo, opinionisti da bar, lettori solo di titoli, esperti auto-proclamati. E sì: scrittori che non sanno scrivere.
Vuoi essere meno ignorante?
Leggi. Sempre, di tutto. A caso o con metodo. Ma LEGGI.
Vuoi essere uno scrittore migliore?
Leggi più di quanto scrivi. Sempre.
Vuoi essere pubblicato?
Segui le istruzioni. Tutte. Precisamente.
Vuoi farti leggere?
Migliora. Cresci. Studia. Rileggi. Riscrivi. Mettiti in discussione: è l’unico modo.
Conclusione: svegliamoci (prima che l’algoritmo ci seppellisca)
L’ignoranza oggi non è un incidente. È una scelta. E scegliere di essere passivi, indifferenti, superficiali – o peggio, presuntuosi – non ti rende speciale: ti rende semplicemente… comune.
Vuoi distinguerti? Leggi.
Vuoi crescere? Approfondisci.
Vuoi scrivere? Studia.
Vuoi pubblicare? Rispetta le regole e adeguati al mercato.
Il resto è rumore. Scroll, fuffa.
E fuffa rimarrà.



