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“Se solo queste pietre potessero parlare…”, è la prima cosa che ho pensato quando, dopo un controllo di sicurezza molto accurato, ho varcato le alte mura del Vaticano. Meta: l’archivio segreto.

Si entra in un altro Stato, ma è più corretto dire in un altro mondo. E scopro che sono pochissimi, qualche decina all’anno, gli studiosi che entrano qui. Un privilegio, insomma, che ho ottenuto grazie all’Associazione culturale Archivio Caffarelli.

Passo sotto allo IOR, osservo la bellezza architettonica di questi edifici maestosi, alla mia destra un giardino curatissimo, davanti a me degli archi sotto edifici imponenti, ed eterni. Finalmente, varco la soglia degli archivi. Lasciamo tutto, non è possibile portare nulla con sé, meno che mai i cellulari. La guida, che ci conduce nella visita, attraverso stanze, scale, scalini e scalette, trombe di ascensori, corridoi e pavimenti meravigliosi, sale affrescate e odore di antico, ci spiega aneddoti e novità.

La più importante: papa Francesco sta per desecretare i documenti del pontificato di Pio XII, dell’epoca della Seconda guerra mondiale. Ne scopriremo soltanto nei prossimi mesi o anni la vera portata storica.

I documenti, chilometri e chilometri di scaffalature, sopra e sottoterra, rimandano subito l’odore della polvere, della colla, della carta. Una meraviglia, un piacere a fior di pelle per chi, come me, lavora e vive con e per i libri.

Scopro che la pergamena, se conservata alla giusta temperatura e umidità, dura per sempre e, mentre salgo gli scalini, ho il sorriso sulle labbra.

Anche qui, c’è stata la censura: un affresco con su scritto qualcosa come “il pericolo viene dal Nord”, inteso come Nord Europa della Riforma, viene ridipinto con un fregio, per nascondere la frase nefanda alla nobildonna di Svezia, che ha soggiornato proprio in quella stanza. E, meraviglia, leggo le parole scritte su un foglio tutto bianco, accuratamente riempito dopo da chi di dovere, dove Galileo Galilei giurava di testimoniare quanto “scritto sopra” la sua firma: una forma di “cambiale” antica. Leggo poi la lettera di Lucrezia Borgia al papa, suo padre peraltro. E la scomunica a Lutero.

Incredibile la cura con cui questi documenti sono archiviati, tenuti. Il tempo, qui nell’archivio segreto Vaticano, si ferma. E per me che posso, attraverso la mia scrittura e il mio lavoro, comunicare quanto ho visto, è difficile farlo senza emozionarmi ancora. Un’esperienza unica, che ho fatto in un mondo antico, moderno, storico e attuale al contempo, carico di fascino e mistero da scoprire e riscoprire. Nell’attesa che, tra questi documenti ancora segreti, esca fuori qualcosa degno di nota, vi saluto e… alla prossima gita nel mondo dei libri e della carta!

I libri costano troppo? Forse per alcuni, sì. Dato che il valore di un prodotto è nella richiesta che il mercato fa del prodotto stesso, va da sé che, in un sistema economico in crisi, come quello dell’editoria, i prezzi dovrebbero scendere. Eppure, tendono a salire. Il prezzo medio di copertina è ben lontano dai 15 euro di qualche anno fa.

La differenza, purtroppo, la fanno i costi di distribuzione (pari al 60% e più del prezzo di copertina), mentre le nuove tecniche di stampa e l’apertura al mercato estero consentono di spendere sempre meno per tirature di gran lunga inferiori, da qualche anno a questa parte.

«Non guardate solo al guadagno, ma alla diffusione della lettura e della cultura». È quanto afferma Mauro Corona, conosciuto scrittore, alpinista e scultore italiano, le cui opinioni forti fanno spesso discutere. L’ha detto durante una tavola rotonda tra i rappresentanti dell’editoria, portando anche l’esempio di chi dice: “Era un bel libro, ma costava troppo”.

Nonostante i segnali di ripresa, c’è indubbiamente ancora molto lavoro da fare sul fronte diffusione della lettura, considerando che quasi il 60% degli italiani non legge neanche un libro all’anno. Alla tavola rotonda si è parlato molto di come agire, ad esempio, a livello di legislatura e invocando maggiore collaborazione tra gli attori del mondo editoriale; c’è anche chi esce dal catalogo di Amazon, come scelta di campo, culturale e politica. E poi la proposta di Mauro Corona: tagliare gli utili degli editori in virtù di un bene superiore. Ovviamente impraticabile, fosse anche perché nessun imprenditore si sognerebbe di non rientrare dei costi spesi, e nemmeno di guadagnarci!

Di recente, poi, la Legge sullo sconto in editoria, volto a tarpare le ali ai colossi del web, non sta dando i risultati sperati, penalizzando anzi le piccole realtà: sconto massimo del 5% sul prezzo di copertina, mentre fino a poco tempo fa si poteva decurtare fino al 15%. Esistono, o sono in previsione, dei bonus cultura statali, che possono essere usati da alunni delle scuole e docenti, in diversi ambiti culturali, quindi anche per comprare dei libri.

Ma è davvero rendendo più accessibile il prodotto “libro” che si rende anche più appetibile? Il problema è culturale o economico? Chi non è abituato a leggere, comprerebbe libri solo perché costano di meno? E poi, che ne sarà delle piccole case editrici che già così fanno fatica a ricavare un guadagno?

Diteci la vostra!

Oggi voglio riportarvi l’esperienza di due colleghe, Mala Spina e Sara Gavioli, rispettivamente grafica e scrittrice, ed editor. Le storie di addetti al settore editoriale possono aiutare voi autori a capire qualcosa del “dietro le quinte” di questo mondo. Buona lettura!

Mala Spina e l’uccello africano

Quando lavoravo per un grosso editore di scolastica, l’editing era una roba serissima. I testi iniziali erano scritti da maestre ed educatori ma… spesso erano davvero terribili e come minimo c’erano 2-3 redattori a lavorare su un singolo libro.

Una volta che i testi arrivavano a una bozza accettabile, iniziava il giro dei redattori, per cui un libro veniva letto da almeno altri 4-5 redattori esterni al lavoro iniziale.

Specifico che è un sistema che riguarda solo l’editoria scolastica, perché trovare un refuso o anche il minimo errore su un testo di scuola equivale a essere coperti di insulti da qui all’eternità, e perdere un sacco di soldi.

Dunque, un anno decisero di far fare un giro di bozze anche a me, non in qualità di editor (non lo sono), ma di grafico. Infatti mi occupavo di impaginazione e non ero stata direttamente coinvolta nel libro in questione. Insomma, mi chiesero di dare un’occhiata dal punto di vista grafico.

Trovai una mappa dell’Antico Egitto in cui c’era un piccolo egiziano dietro a una capra, che pareva volersela ingroppare. Lo giuro. Era inquietante con il suo piccolo sorriso e la povera capra con gli occhi allucinati.

Poi mi passarono un libro per la prima elementare in cui a ogni lettera dell’alfabeto corrispondeva un animale…

A: Amilcare l’anaconda americana

B: Berto il bufalo belga, e così via.

Poi sono arrivata alla lettera U.

*URANO L’UCCELLO AFRICANO*

E nella mia mente si è materializzato un disegno osceno, che ho subito realizzato. Lo abbiamo stampato ed è rimasto qualche anno esposto al pubblico ludibrio. Nonostante avessimo segnalato la comicità becera di Urano, il direttore editoriale scelse di tenerlo. Suppongo che tra le maestre fosse diventato una specie di barzelletta Urano… ma come si fa? Ma come ti viene in mente?! Ugo, Ubaldo… ma Ur-ANO associato a uccello… non so, a voi pare normale?

Sara Gavioli, in cerca di confronto

Lavoro come editor e i manoscritti sono il mio pane quotidiano. Il consiglio che sento di poter dare a chiunque scriva è: cercate il confronto.

Spesso gli autori si lamentano perché non hanno la possibilità di lavorare con dei professionisti, prima di proporsi agli editori. Lo capisco: non tutti possono permetterselo. Bisogna dire, però, che i beta-reader sono preziosissimi e che in troppi inviano il file della propria storia subito dopo aver scritto la parola “fine”.

Invece:

– Dopo aver concluso la prima stesura, fate riposare la storia per almeno un mese. Fatevi una bella vacanza, iniziate a scrivere altro, leggete, abbonatevi a Netflix. Non pensateci e aspettate.

– Poi, riprendete in mano il manoscritto e rileggetelo tutto, come se foste dei semplici lettori. Già a questo punto troverete una marea di cose da modificare. Fatelo.

– Scegliete degli eletti che leggeranno e che vi daranno delle opinioni. Non la mamma o la fidanzata: i beta migliori sono persone che sanno essere severe. Se ne trovate di bravi, teneteveli stretti. L’ideale sarebbe far leggere almeno a cinque persone: così avrete modo di confrontare le osservazioni.

– Iniziate una seconda revisione tenendo conto dei consigli ricevuti.

Questo è il procedimento minimo, secondo me. Ovviamente, avere una mano da un editor o passare anni a fare ulteriori revisioni aiuta di più, ma già soltanto la pazienza e il confronto potrebbero fare la differenza. Mi capita davvero troppo spesso di dover valutare manoscritti che non sono nemmeno stati riletti dall’autore, o peggio titoli auto-pubblicati con difetti evidenti, che un beta avrebbe notato subito, ed è un peccato.

Voi cosa ne pensate?

Si sa che in Italia è difficile “vivere” grazie ai diritti di autore (così come alle rendite di qualunque forma di arte). Fare della cultura la propria forma di reddito, pagarci tutti i conti e guadagnarci pare oggi un miraggio. Tassazioni inique, leggi di parte e mancate tutele sono all’ordine del giorno, purtroppo.

Eppure, come suggerisce J.L. Marshall, un moderno guru della comunicazione e del marketing, un pubblico è necessario a tutti, piccolo o grande che sia. Dal momento in cui nasce un’idea nella testa (pescata chissà dove), lo scrittore o l’artista cerca un pubblico a cui donarla. E, in cuor suo, spera che sia il più ampio possibile.

Qualche autore, forte delle sue abilità comunicative, ha pensato di mettersi “in proprio”, auto-pubblicandosi. Di sicuro, non divide i diritti con nessuno, se non i canali distributivi (ad esempio, Amazon). Qualche altro, addirittura, ha aperto un proprio marchio editoriale soltanto per poter guadagnare di più. La fatica di doversi promuovere da soli, comunque, spaventa la maggior parte degli autori che conosco, sono in pochissimi coloro che davvero riescono a “portare a casa la pagnotta”, facendo quindi della scrittura un mestiere, piuttosto che un semplice hobby.

Come fare, quindi, per avvicinare i lettori? Un modo è quello di lavorare così tanto, imparare sempre di più da rendere le regole di scrittura (sia grammaticali, sia convenzionali e moderne) parte del quotidiano. Fatto questo, dopo che un certo grado di professionalità sia stato raggiunto, è importante usarlo a proprio piacimento, seguendo sì le regole, ma anche stravolgendone, anzi sfruttandole in base alle proprie sensibilità e vita vissuta.

Diventa essenziale poi ipotizzare sin da subito il tipo di pubblico di riferimento, iniziare a conoscerlo studiando ciò che legge e le sue abitudini quotidiane. Perché entrare nel quotidiano di queste persone è ciò che fa la differenza tra chi è solo artista per se stesso, e chi è artista E anche manager di se stesso.

Infine, consiglio agli autori o aspiranti tali di “metterci la faccia”, presenziare a eventi e dibattiti sull’editoria, frequentare fiere e occasioni di scambio, conoscere il settore anche nel dietro le quinte, piuttosto che solo come mondo affascinante delle vetrine e dei marchi editoriali blasonati.

La diatriba ‘O è arte, O è guadagno’, secondo me non ha senso, nella misura in cui è possibile pensare ad ‘arte E guadagno’ insieme, sin dal momento in cui nasce l’idea. In fondo, chi non ha mai tenuto un diario segreto? E, sempre in fondo, chi non ha mai voluto che fosse letto sul serio, magari da quella persona a cui ci si rivolgeva, con tanto di patema d’animo incluso?

Voi che ne pensate? Io, personalmente, voglio fare della mia arte anche un guadagno, oltre che un piacere e un divertimento.

Buongiorno, amici autori. Oggi, vi proponiamo ben 10 consigli di cose da evitare, che si possono riassumere in un unico, ma preziosissimo, suggerimento: scrittori, evitate le trame banali!

Nell’articolo, trovate già un simpatico elenco di 10 banalità varie. Secondo voi, c’è altro da aggiungere? Diteci, quali trame vi fanno cadere le pal…pebre, mentre le leggete?

1. Lui e lei s’incontrano. Non si sono mai visti prima. A causa della folla non si parlano (c’è una festa, un congresso medico, il meeting di Cl, la sagra della rapa, ecc.). Lei guarda lui. Lui si sente muovere tutto dentro, e da quel momento non fa che pensare a lei. Però non sa nemmeno chi è. Due mesi dopo, casualmente, si re-incontrano (sull’autobus, al cimitero, a bordo del panfilo dello sceicco X, alla Coin, ecc.). Lei gli rivolge la parola e sa tutto di lui perché hanno amici comuni ecc. ecc. e in realtà dalla volta di quel primo incontro non ha fatto che informarsi sul suo conto. Uno stalker, in pratica.

2. Lui sparisce all’improvviso. Lei rimane sola, in forti difficoltà economiche (hanno sette bambini, un mutuo, un’azienda appena avviata, un serial killer che li minaccia, ecc.). Lo attende per un anno. Poi, finalmente, decide che davvero è tutto finito e si cerca un altro compagno. Lo trova. La prima volta che vanno a letto insieme (a casa di lei), lui ricompare inaspettato (aveva dimenticato lo spazzolino da denti, gli serviva la carta di credito, doveva disseppellire dal giardino il tesoro di famiglia, voleva farle una sorpresa, ecc.).

3. Lui e lei sono una coppia aperta. Marito e moglie, però ciascuno si fa le sue storie. Se le raccontano, anche, con grande spasso e divertimento. Poi all’improvviso lei si innamora di lui: proprio di lui, solo di lui. Lui non riesce ad accettare la cosa e fugge con un ussaro (un marinaio, un curatore di mostre d’arte contemporanea, un noto chirurgo plastico, ecc.).

4. Lui viene ucciso a coltellate (a colpi di sedia in testa, col veleno, con una scarica elettrica, ecc.). Prima di morire, riesce a scrivere con il sangue (con una matita, con la cacca del figlioletto neonato, con il vin brûlé, ecc.) sul pavimento (sul muro, sul soffitto, su un tovagliolo di carta, ecc.) un messaggio enigmatico basato sui numeri primi gemelli (sulla serie di Fibonacci, sulla progressione di Malthus, ecc.). Lei male interpreta il messaggio e per vendetta uccide la cugina (la governante, il portinaio, il direttore del Louvre, ecc.), che in realtà è innocente (ma lei non lo sa, benché ci sia qualcuno – un redattore del Times, un fratello musulmano, un cuoco di provincia, un saltimbanco portoghese, ecc. – che glielo fa ostinatamente, ma oscuramente sapere). Passa del tempo e lei sposa un armatore greco (un cugino di primo grado del principe del Galles, un salumiere di Bergamo, un dirigente d’azienda siciliano trasferito a Milano, ecc.). Il nuovo marito ha la passione dei giochi matematici. Quattrocento pagine dopo, lei capisce che l’assassino è lui.

5. Lei viene uccisa a randellate. Lui è incolpato. Confessa. Va in galera. Tenta il suicidio. Lo salva un secondino. Da quel momento, lui e il secondino diventano amicissimi. Dopo molti anni, lui esce di galera. Non sapendo dove andare, accetta l’ospitalità provvisoria del secondino. In una sera di temporale gli racconta di essere innocente, e di aver confessato l’omicidio solo per andare in galera, per togliersi dal mondo, per lenire la sofferenza. Il secondino lo ascolta comprensivo. L’assassino è lui, e glielo dice.

6. Lui (professore alle medie) ha dei problemi esistenziali. Lei (impiegata in una ditta di ceramiche) no. Lui è ricco di famiglia. Lei no. Lui vorrebbe andare a vivere a Cuba. Lei no. Lui è postcomunista. Lei no. Lui si fa delle storie fuori dal matrimonio. Lei no. Lui investe tutti i risparmi nella cooperativa de Il Manifesto. Lei lo pianta e si mette col proprietario della ditta di ceramiche.

7. Lui è un vulcaniano. Lei è di un pianeta dalle parti di Orione. Il loro amore è immenso. Le loro sessualità sono incompatibili. Dopo un po’, lui si stufa e si mette con una piemontese di nome Cesira.

8. Lui e lei vogliono sposarsi, ma le famiglie sono contrarie. Tentano una fuga d’amore. Vengono bloccati. Lui è costretto a lavorare nel cementificio del padre, lei viene spedita in un monastero umbro. Non si rivedranno per vent’anni. Quando si rivedono, lui dice: “Sposiamoci”. Lei risponde: “Fossi matta, ormai mi sono abituata così”.

9. Lui vorrebbe morire. Lei lo aiuta, ma sbaglia qualcosa e lui sopravvive in perfetta salute. Per vendetta, lui la uccide col ferro da stiro.

10. Lui è un romanziere che, dopo qualche libro accolto bene ma niente di che, finalmente sente di avere la storia che lo porterà al vero successo. La racconta a lei. Lei gli dice: “Mi pare una vera cagata, venderà un casino”. Lui, offesissimo, si ritira in soffitta a scrivere. Lei all’inizio telefona ogni tanto, ma lui non risponde. Lei si dimentica di lui. Lui finisce il romanzo. Lo porta all’editore. L’editore dice bofonchiando: “Mettilo là”. Per sei mesi, nessuna risposta. Per altri sei mesi, nessuna risposta. L’editore muore. Lui va a riprendersi il dattiloscritto. Trova il figlio dell’editore, subentrato, che ha appena finito di leggere il romanzo e gli dice: “È una vera cagata, venderà un casino”. E così accade. Lui si suicida. Lei viene a saperlo dai giornali, fa le carte per l’eredità, diventa ricchissima coi diritti, sposa un bagnino di Fregene.

Hai mai fatto una valutazione tecnica del tuo manoscritto con un professionista dell’editoria? Di cosa si tratta? È davvero necessaria?

Se hai provato a contattare un’agenzia letteraria, 9 volte su 10 ti ritroverai con la proposta di lettura (integrale) a pagamento. Di solito, molti agenti valutano uno stralcio gratuitamente, per saggiare lo stile dell’autore. Tuttavia, per capire se il manoscritto è davvero valido, sotto vari punti di vista, l’agente proporrà poi il servizio di valutazione tecnica.

Si tratta di una lettura approfondita, una sorta di “content editing”, ovvero editing sui contenuti del manoscritto, senza toccare lo stile dell’autore, senza intervenire su eventuali errori grammaticali, ma suggerendo cambiamenti pratici e motivi per effettuare tali cambiamenti.

I costi sono variabili, chiaro che più l’agenzia è rinomata, più potrà chiedere per leggere e valutare un manoscritto. Tutti quanti, comunque, forniranno una scheda tecnica più o meno dettagliata che spiegherà all’autore DOVE il manoscritto necessita di revisione, COME fare a farlo (sì, perché i consigli nella scheda sono pratici) e perché. Il motivo è presto detto: più un testo è scritto bene, presentato in modo professionale e per di più commerciale (ovvero, adatto all’attuale mercato editoriale), più è facile che venga pubblicato.

Non solo la valutazione tecnica è una lettura integrale del manoscritto, ma è anche uno studio di mercato. Per prima cosa, serve all’autore per rendersi conto del livello tecnico del suo romanzo (ritmo, personaggi, intreccio, congruenza e vari altri parametri quali stile, grammatica e sintassi), in più emerge anche una valutazione commerciale di prodotto, ovvero se il manoscritto fosse pubblicato oggi, quale pubblico potrebbe avere e quali case editrici sarebbero interessate.

In seconda battuta, l’autore riceve uno strumento pratico, una scheda molto dettagliata su come e dove sistemare il testo in autonomia, nei punti che sono più fragili. Ad esempio, un personaggio rimane troppo piatto? Allora emergono suggerimenti su come costruirlo meglio, sfruttando diverse tecniche.

Se un autore ci sa fare con la scrittura, la valutazione tecnica è lo strumento migliore e più economico che un professionista possa offrirgli, per migliorare un lavoro e renderlo più leggibile. È uno strumento anche per l’agente letterario, che sa esattamente valorizzare i pregi di un testo, puntando poi all’editore più adatto, che sia interessato sul serio a investirci su.

Per i vostri inediti, io sono sempre disponibile. Ma anche per chi vuole farmi leggere un manoscritto ancora acerbo, per andare, insieme, nella giusta direzione. Chi di voi ha mai provato, o vuole provare a fare una valutazione tecnica?

Spesso, sento dire da amici lettori o scrittori che un libro, magari quello di un conoscente, “non si trova”, “non è disponibile”. E allora, giù a denigrare il piccolo editore che ha pubblicato, o anche il singolo autore che – con fatica –, è uscito in self publishing.
Prendo spunto da un post di un mio amico su un gruppo Facebook di editoria, Alessio Del Debbio, editore e scrittore, per darvi qualche dritta pratica per gli acquisti su Amazon. Buona lettura!

Per la giornata consigli, ne do uno io. Non affidatevi soltanto ad Amazon! Non è l’unico modo per comprare un libro!

O, se proprio dovete usarlo, usatelo bene.

Ad esempio, fate attenzione alla dicitura “Non disponibile”, che a volte compare nella pagina di un libro. Non significa che il libro non sia in vendita o sia fuori commercio, né che sia quindi introvabile e impossibile da leggere, significa soltanto che non è disponibile per essere venduto DA Amazon. Il che è ben diverso! Perché i venditori di un singolo articolo sono moltissimi.

Infatti, Amazon ha tutto l’interesse a vendere i libri sul proprio store. Ma, dal momento che è possibile per privati e aziende aprirsi un proprio store, fate attenzione perché magari il libro NON è disponibile nei magazzini diretti Amazon, ma è disponibile negli store di qualcun altro, come ad esempio quello della casa editrice, o del singolo autore.

Cliccando meglio, sotto il prodotto, troverete un link che rimanda ad altri “negozi virtuali”, da cui è possibile acquistare sulla piattaforma Amazon, con il nostro account. Se ci cliccate troverete chi vende il libro in oggetto, che quindi è disponibile, è in commercio!

Sembra un discorso contorto, in realtà è molto semplice, ma l’acquirente sbadato o non abituato a comprare online spesso non ci fa caso (anche perché il link è scritto talmente piccolo…) e legge “Non disponibile” e magari non compra il libro. Si rischia così un passaparola sbagliato per cui un certo libro risulta irreperibile, danneggiando il libro, l’autore e l’editore.

Per cui, consiglio personale, comprate i libri dai siti degli editori, così aiutate le piccole case editrici (che spesso hanno spedizione gratuita). Se proprio non potete fare a meno di comprare SU Amazon, spulciate bene la pagina per vedere tutte le possibilità di acquisto. Ho finito!

Quindi, quale sarà il vostro prossimo libro acquistato attraverso Amazon, sia presso il magazzino centrale, sia presso altri piccoli rivenditori? Fatemi sapere con un commento.

Ami scrivere? Hai un libro nel cassetto e vorresti pubblicarlo? Benissimo. Sai che i lettori sono pochi, in Italia, così pochi che sembra siano addirittura molti di più gli scrittori, rispetto ai lettori stessi!
Sulla questione è intervenuto un mio amico, autore e giornalista, Lorenzo Sartori, con un post su Facebook che mi ha fatto riflettere, e spero che faccia riflettere anche te!
Leggi qui, io più sotto trarrò le mie conclusioni.

Sfatiamo un luogo comune, quello che in Italia ci sarebbero più scrittori che lettori.

Facciamo due conti, molto a braccio, non me ne vogliate, non sono l’università americana di turno a cui è stata commissionata una costosissima ricerca.

In Italia, siamo in 60 milioni e il 60% della popolazione non sa da che parte si apre un libro. 36 milioni di mancati lettori (ma potenziali elettori, molti dei quali in trepidante attesa) che non prendiamo in considerazione. L’Istat definisce “lettori forti” il 13% della popolazione, grosso modo 8 milioni di anime (pie). Raddoppiamo questo numero tenendo conto anche dei lettori magari non forti, ma che 5 o 6 romanzi in un anno se li leggono. Abbiamo quindi 16 milioni di lettori, più o meno forti.

In Italia si stampano ogni anno circa 65mila titoli. I conti sono un po’ rozzi, perché non si contano gli ebook e gli autoprodotti, però in questi 65mila ci sono dentro anche molti, moltissimi, autori stranieri che andrebbero esclusi. Se poi non contiamo tra i lettori quelli che leggono due libri all’anno, possiamo anche non considerare tra gli scrittori quelli che hanno pubblicato un solo libro in 10 anni, magari con un editore a pagamento. Per cui, rimaniamo su 65mila per stimare il numero di “scrittori” italiani.

16 milioni diviso 65mila fa circa 246. In Italia (salvo smentite da parte della famosa università americana) abbiamo 246 lettori per scrittore. Per cui potremmo dire che, forse, esistono più scrittori che idraulici (cosa su cui dovrebbero riflettere molti scrittori, e anche molti editori), ma non certo più scrittori che lettori!

Il mio amico Lorenzo è stato diretto e provocatorio. Di fatto, il suo calcolo di circa 246 lettori per libro uscito rispecchia la media del venduto in un anno solare di un autore emergente, al primo libro pubblicato. Questo dato, nudo e crudo, può far restare mare qualcuno, che magari sperava di guadagnare talmente tanto dal proprio libro, così da cambiare addirittura mestiere. Ebbene, i guadagni di uno scrittore conosciuto sono ben più alti di così, ma per arrivarci, la gavetta è d’obbligo. E, spesso, non basta.

Intanto, ti lascio riflettere. Poi, per altri consigli pratici e per aiutarti nell’impresa di trovare ben più di 246 lettori, puoi contattarmi quando vuoi.

A presto.

I volti dell’apocalisse

Giovanni Magistrelli

Genere: thriller
Target: adulti


Il Libro

Tu, lettore, stai leggendo un diario. Un diario molto particolare… quello di un serial killer!

I volti dell’Apocalisse, di Giovanni Magistrelli, è un thriller d’azione, ambientato a Milano ai giorni nostri.

La protagonista è una donna, un’investigatrice, un’ex ispettrice di polizia dal nome particolare, Rigoberta “Ribe” D’Averio, costretta a dare le dimissioni dal corpo perché ha sempre seguito più la sua coscienza, che non le leggi dello Stato. All’inizio del romanzo, viene incaricata dal suo ex capo – commissario di polizia di Milano – di indagare in maniera “ufficiosa” su uno strano omicidio, accaduto nell’hinterland milanese.

Da lì, Ribe D’Averio si trova sulle tracce di un serial killer ossessionato dalla religione, dal libro dell’Apocalisse dell’apostolo Giovanni, un uomo pervaso da un forte spirito di vendetta. Qualcuno gli ha portato via qualcosa che reputa fondamentale, e vuole vendicarsi per questo.

Quel che mi è piaciuto di questo romanzo è soprattutto l’espediente narrativo. Il libro, infatti, inizia con un diario, che apparirà più volte tra le pagine, scritto dall’assassino. Il lettore / la lettrice hanno una poltrona privilegiata per “godersi” quello che l’assassino ha fatto o che sta per fare e quanto vicina o lontana Ribe D’Averio sia dal catturare, o meno, l’assassino.

Ho apprezzato anche Ribe, una donna senza se e senza ma, con molti più attributi di tanti “maschietti”. Mi piace come un uomo, uno scrittore, sia così capace di rendere bene una protagonista femminile.

Giovanni Magistrelli è un autore che ha stoffa, tant’è che non solo l’ho scelto in squadra nell’agenzia letteraria, ma ho anche deciso di pubblicarlo come editore. In attesa del suo prossimo romanzo in uscita, vi propongo intanto di leggere il suo “I volti dell’Apocalisse”, GDS Edizioni.

Fore Morra

Diego Di Dio

Genere: thriller
Target: adulti


Il Libro

Il thriller Fore Morra, di Diego Di Dio, è stato definito con una frase che, per me, ne rappresenta appieno il messaggio: “La vita di una donna, l’epopea di una rinascita”.

Conosco l’autore per la sua professionalità come editor e agente letterario, mi ha stupito come scrittore. E doppiamente, perché ha scelto il punto di vista di una donna, e non di una donna qualsiasi. Alisa, dal passato cupo e terribile, rinasce come personaggio forte, un sicario che quindi non è schierato dalla parte del bene, anzi. Lo spettatore si identifica in lei, con la sua moralità, in parte la giustifica, nonostante uccida di mestiere, e lo fa per edulcorare i maltrattamenti subiti da ragazzina, descritti nel libro. Il lettore sta dalla sua parte, durante l’intreccio sapientemente congegnato da Di Dio, nel corso delle sfide che lei incontra, insieme al suo collega Buba.

L’ambientazione di Fore Morra è cupa come la vita di Alisa, reale come i sobborghi di una Napoli che in pochi conosciamo davvero, se non per certi stereotipi, ma che l’autore ha saputo cogliere appieno, sia perché originario di quella zona geografica, sia perché ha saputo fare ricerca nel migliore dei modi, come ogni autore dovrebbe fare.

Fore Morra è quindi una sorpresa, lettura avvincente, veloce, che accompagna per mano e fa temere per la vita dei personaggi, sapendo che la loro è comunque un’esistenza dedita alla violenza. Giusto o sbagliato non esistono, l’autore non si erge mai a giudice dei comportamenti dei suoi personaggi, ma li mostra senza mai raccontarli, e questo piace.

Il successo del romanzo ci fa prospettare e attendere con ansia anche il seguito, perché Alisa e Buba hanno ancora molto da dire. E da donare a noi, incauti spettatori e lettori. Diego Di Dio ha talento, leggetelo!

Un ultimo consiglio pratico, suggeritomi dallo stesso Diego e che invito tutti gli autori a fare. Nonostante lui abbia pubblicato con un medio/grande editore, si è dedicato alla promozione del suo libro sia sui social network, sia con eventi di firmacopie in decide di librerie. Importante, quindi, non solo avere una bella idea e saper scriverla, ma anche sapersi promuovere.