Agente Letterario | Editing e Promozione Libri Inediti | Francesca Costantino

Oggi, voglio dedicarmi a un concetto tecnico, di stile e lingua italiana: Paratassi vs. Ipotassi.

Quando un testo è scritto con frasi brevi, intervallate da molti punti di sospensione, ovvero da frasi coordinate, si dice paratattico.

La paratassi (dal greco, “accanto” e “disposizione”, disporre accanto) è tipica della lingua parlata, immediata, e di una lingua “semplice”, se vogliamo, con costrutti veloci. Ad esempio, la lingua inglese è di frequente una lingua “paratattica”, ricca di coordinate e frasi brevi. Nel parlato, per non perdere il filo del discorso, è più efficace usare la paratassi, mettendo i fatti l’uno dietro all’altro, spesso elidendo i legami logici tra un fatto e il successivo. A dare significato, aiutano poi anche altri elementi del linguaggio (il paraverbale, ad esempio). Per questo, quando un parlato viene trascritto, suona “strano”, è ridondante ed è pieno di sospesi, mente quando la persona parla dal vivo, è molto più chiara. Di paraverbale e non-verbale parleremo in un articolo successivo.

Quando si parla di ipotassi (dal greco, “sotto” e “disposizione”, disporre sotto), si fa riferimento a un testo complesso, pensato e ricco di subordinate, che chiarisce i rapporti di causa-effetto tra le frasi, ed è quindi tipico della lingua scritta. L’italiano, ad esempio, usa in media uno stile paratattico, che fa del nostro uno degli idiomi più belli, musicali e apprezzati al mondo. Di certo, per uno straniero, il modo di scrivere ipotattico non è semplice da acquisire, tanto che persino la forma mentis di chi impara la nostra lingua dovrà per forza cambiare, ampliarsi, in un certo modo.

Oggi, anche l’italiano sta subendo una forma di semplificazione, che per qualcuno può anche essere svilente. Io la reputo, invece, funzionale. Stiamo assistendo alla nascita di un linguaggio breve, veloce, pieno di ellissi e presupposizioni, allusioni e sottintesi, abbreviazioni. È la comunicazione nell’era dei social network. Attenzione che i messaggi brevi, essendo così sottintesi, non sono per nulla neutrali: se si pensa a quanti litigi e scontri nascono attraverso i social network, dove mancano elementi fondamentali di comunicazione (non-verbale, paraverbale su tutti!), è ovvio che il linguaggio si sta modificando, ma spesso in una direzione del tutto casuale. E non priva di conflitti.

Consiglio quindi a chi vuole scrivere un testo, dapprima di soffermarsi sul target a cui quel testo è rivolto, quindi a riflettere sul mezzo usato per diffonderlo. Una conversazione in chat è sì immediata, ma ha anche valore legale. Direi che è il caso di riflettere prima di parlare, come dicevano i nostri nonni e, oggi, ancora di più, è il caso di riflettere prima di… premere invio!

Alla prossima.