Livio Gambarini è scrittore (sua la saga Eternal War per Acheron e il recente Ottone. Il primo dei Visconti, scritto con Alex Calvi per Piemme) e anche editor, oltre che consulente professionista di scrittura. Ha fondato, infatti, Rotte Narrative e organizza corsi di editoria e scrittura. Di Livio mi piace sia l’abilità narrativa, sia una grandissima qualità: la voglia di migliorarsi sempre, studiare e conoscere. È un autore in forte crescita, che sa anche trasferire le sue conoscenze, con passione. Un ottimo esempio, dunque, di come si fa l’autore oggi, anche in un contesto di editoria commerciale. 

Livio sarà live sulla pagina Agente letterario, giovedì 20 maggio 2021 alle ore 14:00, pronto a rispondere a tutte le vostre domande. Vi aspettiamo numerosi!

Buongiorno Livio, parlaci un po’ di te, dei tuoi hobby e interessi, oltre che della tua professione.

Ciao Francesca, grazie dell’invito! Dunque, io sono uno scrittore di romanzi ad ambientazione medievale, sia realistici che fantastici, e sono portabandiera della faticosa battaglia volta a rivalutare il fantasy italiano e dargli dignità. Sono anche un insegnante di narratologia e un imprenditore: ho fondato Rotte Narrative, una realtà didattica rivolta agli aspiranti scrittori italiani che puntino a diventare scrittori professionisti.

Sono appassionato di videogiochi strategici, sparatutto open world, e come tanti miei colleghi adoro giocare di ruolo (sono master di D&D da oltre quindici anni). Ho praticato recitazione, kung fu, parkour e trekking in montagna; tra le materie che più mi affascinano al momento ci sono Storia, Psicologia e Marketing strategico.

Complimenti, intanto, per la buona notizia: la tua saga Eternal War (fantasy storico ispirato al viaggio di Dante nella Divina Commedia) è candidata al Premio Italia. Vuoi parlarci di questa avventura e di come è nata la saga?

Eternal War è la prima saga fantasy che ho pubblicato e ci sono affezionatissimo. Mi ha dato soddisfazioni gigantesche fin dal primo volume: le testate americane Amazing Stories e Red Sun Magazine l’hanno recensito in toni davvero positivi, Geek.com l’ha addirittura annoverato nella lista dei 10 fantasy contemporanei più interessanti di un autore non anglofono.

La saga è nata da uno dei tre concept che proposi ad Acheron Books alla fine del 2014; come hai detto tu, i protagonisti sono Dante e Guido Cavalcanti. Mi premeva parlare della mentalità faziosa dell’Italia dei guelfi e ghibellini, che nelle vite di quei due grandi poeti ebbe un impatto drammatico, perciò ho creato delle creature fantastiche che mi permettessero di mettere in scena quella mentalità e i conflitti che ne scaturivano. Queste creature sono gli Ancestrarchi, spiriti custodi delle famiglie fiorentine nobili o popolane, ispirati ai Penati dell’antica Roma e responsabili delle scelte degli umani che proteggono e che manipolano. 

Ora che la saga è completa, sto raccogliendo frutti del duro lavoro che ho compiuto: ringrazio di cuore i lettori vecchi e nuovi, che stanno adorando il volume conclusivo e mi bombardano di messaggi, recensioni e stories su Instagram. È stato un viaggio faticoso che ha richiesto montagne di studio, ma grazie a voi ne è valsa la pena!

Ci siamo conosciuti in fiera, intenti a promuovere i nostri amati libri. Hai qualche aneddoto da raccontare, qualche suggerimento di promozione per gli autori emergenti?

Ah, le fiere, quanti bei ricordi! La promozione è sempre una questione spinosa. Ci sono due aspetti che accomunano la maggior parte degli autori emergenti destinati ad arenarsi: 1) il ritenere di non dover imparare nulla, di disporre già di tutte le capacità e le conoscenze necessarie per realizzare le proprie ambizioni (cosa quasi sempre falsa) e 2) Il concentrarsi su sé stessi e sul proprio libro in fase di promozione, invece di concentrarsi sulla creazione di una community di lettori. 

Nel mio lavoro, mi capita quotidianamente di dare supporto a chi si trovi in queste situazioni; un primo suggerimento per chi si accinga a salire la china è di sviluppare le capacità che gli altri trascurano o considerano indegne di un autore: vendita diretta, public speaking, online marketing, copywriting, social media managing. Chi eccelle in qualcuno di questi campi ha un innegabile vantaggio sugli altri, e sono capacità che si possono imparare guardando video su YouTube e facendo un po’ di pratica.

Un secondo consiglio è di leggere i libri di altri esordienti della vostra nicchia, scrivere recensioni, intervistare autori più esperti nel vostro settore. Così facendo vi farete conoscere nell’ambiente come qualcuno che dà, e non gli ennesimi che sono lì per chiedere; in generale cercate di dare sempre un po’ di più di quello che vorreste ricevere in futuro; trovate un modo per spiccare tra la massa, possibilmente in positivo. 

Poi l’amara verità è che, quando l’esordiente tipico pubblica un libro, è già troppo tardi per far sì che quel libro abbia successo. La promozione che funziona è quella che mette a frutto un lavoro iniziato ben prima; è il percorso che precede la stesura a trasformare un dilettante allo sbaraglio in un professionista già destinato a fare strada. Senza il bagaglio tecnico (e strategico) del vero scrittore, la miglior campagna pubblicitaria sarà come gettare semi su un marciapiede.

Hai scritto molto, la tua gavetta è stata propedeutica per il salto nella grande editoria. Com’è stato questo passaggio, che ti ha portato in Piemme (insieme ad Alex Calvi), con Ottone. Il primo dei Visconti?

Il passaggio alle Big è stato un po’ diverso da come me l’ero aspettato; speravo che ci sarebbe stato un maggior salto, una maggiore differenza rispetto al mondo delle CE di dimensioni medio-piccole, invece molte delle dinamiche a cui ho assistito mi erano già familiari. Certo, il personale della CE è più numeroso, le tirature sono maggiori e quando si firma un contratto si riceve un gradevole anticipo in denaro, ma molte delle azioni necessarie al successo del libro rimangono le stesse che mi ero abituato a compiere durante la gavetta. È il riflesso dell’epoca di crisi in cui viviamo, in cui anche le grandi CE dispongono di poche risorse e sono costrette a concentrarle sui maggiori cavalli di battaglia delle loro scuderie. Poco male, continuerò a darci dentro come ho sempre fatto, e con gradualità continuerò a far crescere il mio bacino di lettori. Devo dire che la pubblicazione con Piemme sta dando a questo processo una splendida accelerata!

Scrivi libri appassionanti, perché sei tu stesso appassionato di quel che scrivi. Qual è il tuo approccio con lo studio, propedeutico alla scrittura di una nuova trama?

Spesso si sente dire che gli scrittori professionisti scrivono ogni giorno; è solo una mezza verità, anzi, un quinto di verità. Il principio corretto è che i professionisti ogni giorno lavorano ai loro libri, il che comprende: 1) Studio della narratologia 2) documentazione 3) costruzione e architettura del libro 4) stesura e revisione 5) lettura critica e betareading di romanzi altrui.

Chi veramente adora scrivere non trae diletto solo dall’atto in sé della scrittura (quelli si chiamano dilettanti), ma svolgendo tutte le attività che gli permetteranno di scrivere sempre meglio romanzo dopo romanzo, al fine di comporre storie capaci di conquistare il pubblico e rimanere impresse. La documentazione è la fase fondamentale in cui l’autore si guadagna il diritto di chiedere il tempo necessario alla lettura. E non parlo solo di romanzi storici: che si tratti di un thriller o di un romance, di un mainstream letterario o di un fantasy, un libro privo di documentazione tenderà sempre a ridursi al borbottio autoreferenziale del suo autore. Perché dovrebbe interessare a qualcuno? Chi si documenta ha compreso che il compito dell’autore è veicolare un significato, consentire al lettore di interpretare un qualche aspetto del mondo che prima gli era vago o sconosciuto, e che questo è incompatibile con l’invenzione destrutturata e improvvisata di quasi tutti i dilettanti. La documentazione dona consistenza al mondo narrativo che il romanzo mostrerà al lettore, conferendogli solidità e rilevanza; non dimentichiamoci che ogni buon libro deve saper dire qualcosa alla mente, oltre che al cuore. 

In ultimo, cosa consigli a un autore che, abile e volenteroso, voglia diventare uno scrittore professionista?

In primo luogo, gli consiglio di fare piazza pulita dei tanti falsi miti che ha sul mondo editoriale, sulla scrittura e sul sentiero che ha di fronte. Lo attende un percorso duro, durissimo, con sfide e ostacoli innumerevoli ai quali è del tutto impreparato quando intinge la penna nel calamaio per la prima volta. 

In secondo luogo, gli raccomando di abbracciare il prima possibile la mentalità seria e concreta dell’artigiano, abbandonando tanto la mediocrità del dilettante quanto le pose dell’artista. Benché i pigri e i vanitosi tendano a dimenticarlo, infatti, tutti i grandi artisti hanno cominciato come artigiani. Gli artigiani sono i veri professionisti della scrittura: chi non mette le briglie al proprio ego al più presto e non diventa padrone di sé stesso, cadrà inevitabilmente nei pantani della procrastinazione, della sindrome da riscrittura infinita e degli innumerevoli blocchi psicologici descritti dagli autori di ogni tempo, e non è detto che riesca poi a districarsene. 

In ultimo, abile e volenteroso autore, io ti consiglio di studiare seriamente la narratologia prima di scrivere il tuo prossimo romanzo. In Italia se ne accorgono ancora in pochi, ma c’è una differenza abissale tra le probabilità di successo di coloro che si accontentano dello stile amatoriale degli autodidatti e coloro che invece studiano i principi stilistici contemporanei, che permettono di costruire storie davvero efficaci. È proprio per questo che ho creato il canale YouTube di Rotte Narrative, che contiene un’autentica miniera di spunti, suggerimenti e nozioni pratiche per evitare agli autori di cadere in queste trappole e raggiungere le soddisfazioni che sognano. Certo, bisogna vedere quanto l’aspirante autore ci tiene davvero a farcela, ma quando la scrittura è una passione bruciante, non c’è nulla in grado di interrompere il raspio della penna e il ticchettare della tastiera!

Agente letterario, attraverso la collaborazione di editor professionisti, case editrici, traduttori, psicologi, consulenti legali, social media manager e uffici stampa, promuove un corso di scrittura creativa, con lezioni online dal vivo, utile sia per imparare la tecnica, sia per acquisire consapevolezza del mercato editoriale, arrivando a pubblicare al meglio il proprio libro e trovarlo esposto sugli scaffali delle librerie.

OBIETTIVI

saper analizzare un testo per apprendere tecniche dai maestri; conoscere le tecniche di scrittura più diffuse; progettare il proprio libro; usare i mezzi di scrittura più efficaci; conoscere i libri di consultazione più importanti; arricchire la propria libreria di affascinanti letture; sapersi confrontare con un editore e valutare il contratto editoriale; conoscere la distribuzione libraria e cosa aspettarsi dopo aver pubblicato; acquisire tecniche commerciali di promozione e fare rete.

LEZIONI E ARGOMENTI

Prima lezione. L’idea, la scintilla, dove tutto ha inizio

Dove nascono le idee

Obiettivo ben formato e target

I generi letterari

Seconda lezione. Strumenti di scrittura

Programmi Word / Open Office

Formattazione del testo

Strumenti essenziali

Terza lezione. Il progetto del mio libro

Scaletta

Trama e intreccio: Carte di Propp

Punto di vista e narratore

Le schede dei personaggi

Quarta lezione. Analisi di un testo

Il testo letterario

Leggere, leggere, leggere. Sì, ma come?

La ricerca

Le 5W

Il riassunto e la sinossi: differenze e tecniche

Quinta lezione. I personaggi

Incidente scatenante

Il viaggio dell’eroe

Antagonisti

La psicologia del personaggio: intervento della autrice, psicologa e psicoterapeuta, Michela Cavaliere.

I personaggi: protagonista e antagonista

Sesta lezione. Struttura narrativa

Cerchio e montaggio alternato

Spazio e tempo: come gestirli

Il ritmo e l’ambientazione

Settima lezione. Dialoghi

Dialoghi e personaggi

Stile (cliffhanger – show, don’t tell – sospensione incredulità)

Errori comuni

Ottava lezione. Consigli di editing

Musicalità e lettura ad alta voce

Attacco e finale

L’editing del manoscritto: intervento dell’editor e traduttrice, Francesca Noto

Nona lezione. Il contratto editoriale

Il contratto editoriale: intervento dell’avvocato Marina Lenti, esperta in Diritto d’autore

L’esempio di contratto: Astro edizioni, E-sordisco

L’agente letterario

Decima lezione. La pubblicazione

Lettera di presentazione

Come contattare gli editori

La distribuzione in Italia

La promozione: intervento della social media manager Alessia Tuzio

Le lezioni saranno online sulle piattaforme più diffuse e adatte al numero di corsisti. Le esercitazioni suggerite durante il corso saranno corrette dal team di professionisti di Agente letterario. Le date del corso sono da definire, nel mese di maggio/giugno 2021, per 1 lezione a settimana e la durata di circa 2 mesi e mezzo per svolgere l’intero corso. Il corsista più talentuoso riceverà una proposta di lavoro da Agente letterario, o anche una proposta di pubblicazione dal partner editoriale Astro edizioni. Per tutti i partecipanti, diploma di avvenuto superamento dell’esame finale del corso.

Il costo di una singola lezione è di 80 euro + IVA, si può frequentare anche una sola lezione. Il costo per seguire tutte e 10 le lezioni è di 650 euro + IVA se si paga in tre rate (una rata al mese), un ulteriore sconto di 50 euro se acquistate in unica rata, entro una settimana dall’iscrizione al corso.

Cosa aspetti? Il prossimo libro pubblicato può essere il tuo!

Per info e contatti:

www.agenteletterario.it

promotrice.editoriale@gmail.com

347/3232734

Monica Maggi è una libraria, per passione e per vocazione. Ama talmente tanto i libri e consigliare storie, che ha fondato un’associazione, Libra, e ha ideato “Pagine viaggianti”, un progetto che diffonde gratuitamente libri usati, per tutti. In questo modo, anche grazie a lei e alla sua attività, un libro non muore mai, ma passa di mano in mano, arricchendo persone di ogni ceto sociale, di ogni città e Regione italiane. 

Monica sarà ospite della pagina Facebook Agente letterario, con una diretta giovedì 6 maggio 2021, alle ore 15:00, nella rubrica “A tu per tu con…”; in quell’occasione, potrete farle tutte le domande che vi vengono in mente, o progettare un incontro con “Pagine viaggianti” e i suoi libri. Nel frattempo, ecco qui una piacevole intervista a Monica Maggi.

Buongiorno Monica, parlaci un po’ di te, del tuo passato, presente e futuro nel mondo dei libri. Com’è nata la tua passione per la diffusione della cultura?

Pensa a una ragazzina di dodici anni innamorata dei libri. Una studentessa che ascoltava in cuffia i Pink Floyd per ore e ore e ore. Una liceale che protestava in piazza per l’aborto libero e il divorzio. Credo di essere stata fortunata. Pur essendo figlia di un uomo laureato a fatica subito dopo la guerra, sono nata nel 1958 in una casa già piena di libri (acquistati a rate). Crescendo, ne sono stata circondata. Dalla mia esperienza di libraia a Morlupo dal 2009 al 2012 ho capito, guardandomi intorno nel mio spazio sempre pieno di gente, che il libro è davvero tanto amato, ma poco “possibile”. Qualità scadente spesso, costi proibitivi, luoghi che sembrano santuari impossibili. E dall’altra parte ,decine e decine di libri abbandonati spesso nei cassonetti, per strada, al macero. E quindi, perché non far incontrare i desideri mai realizzati con l’esubero non voluto? Ecco la nascita di “Pagine viaggianti”: raccolta e salvataggio libri che vengono offerti gratuitamente. Una sorta di Robin Hood culturale.

Vuoi raccontarci meglio di cosa ti occupi adesso, del fatto che “regali” libri?

All’inizio di questo progetto (siamo nel 2013) e fino a qualche tempo fa ero io che, con la mia macchinina, giravo in lungo e in largo Roma e provincia per il recupero dei libri. Oggi me li spediscono o me li portano nei 3 mercati dove sono. Poi chiedo permessi di giornate una tantum per distribuirli o, come nel caso di Riano o Roma, giornate fisse nei mercati settimanali.

Cosa significa, per te, “salvare un libro”?

Evitare che finisca al macero, che faccia spazzatura o che diventi un reperto impolverato in qualche casa. Perché libri gratis, nei mercati rionali insieme a frutta e verdura? Perché la gente non può acquistarli. Gli italiani leggerebbero molto di più, se i libri fossero accessibili come prezzo e reperibilità, se ci fossero più classici a disposizione, se potessero “incontrare” un libro durante la loro giornata. Ecco la scelta del mercato rionale. C’è anche il desiderio di rivalutare e rilanciare il senso del mercato, piccola comunità aggregante e non dispersiva come il centro commerciale.

Per salutarci, hai qualche aneddoto da raccontarci legato alla tua esperienza come libraia?

Quello che mi colpisce sempre è la presenza delle donne, soprattutto. Tante donne dai 50 ai 90 anni, mamme con bambini piccoli, donne sole che vengono da me per circondarsi di libri.

Grazie, Monica, ti aspettiamo live sulla pagina di Agente letterario nella rubrica “A tu per tu con…”, giovedì 6 maggio 2021, alle ore 15:00.

Buongiorno amici! Oggi, parleremo di traduzione e anche di geolocalizzazione, ovvero come interpretare un testo da inserire nell’ambito sociale e culturale del Paese dove sarà poi pubblicato. Perché sembra facile tradurre un testo in modo letterale, ma serve anche interpretazione, oltre che conoscenza profonda del proprio bagaglio culturale.

Ne discutiamo con Francesca Noto, traduttrice professionista, giornalista esperta di videogame e anche autrice di una saga urban fantasy, per Astro edizioni.

Francesca sarà nostra ospite live, sulla pagina Agente letterario, con una diretta nella rubrica “A tu per tu con l’autore”, giovedì 22 aprile 2021, alle ore 15:00.

Buongiorno Francesca, parlaci un po’ di te, so che da anni traduci per case editrici nazionali e sei anche giornalista di videogiochi, giusto?

Innanzitutto, grazie di questa opportunità e di questa chiacchierata! In realtà, ho proprio iniziato la mia carriera come giornalista di videogiochi, la bellezza di vent’anni fa, presso Play Press Publishing, casa editrice specializzata che al tempo si occupava di magazine come Game Republic, PSM e Pokémon World, quest’ultima una testata che ho curato per anni come editor.

Al tempo stesso, ho iniziato con le traduzioni di riviste specializzate, e più avanti, dopo essermi messa in proprio, sono approdata alla traduzione letteraria con diverse case editrici nazionali, tra cui Mondadori, Mondadori Urania, Newton Compton, Fanucci, Multiplayer Edizioni.

Inoltre, da alcuni anni lavoro anche come traduttrice nell’ambito dei videogiochi, e insegno in corsi di traduzione specializzata. Per non farmi mancare nulla, scrivo anche romanzi fantasy ispirati alla mitologia norrena.

Vuoi raccontarci come sei approdata al mondo della scrittura, tecnica e non?

Posso dire che, in effetti, scrivo per piacere e passione dai tempi dell’adolescenza. La traduzione letteraria è stata un approdo naturale, che ha coniugato il mio amore per la lingua inglese e quello per la scrittura creativa.

Dopo la laurea (in Lettere antiche con indirizzo archeologico, altra mia passione), ho avuto l’opportunità di iniziare a lavorare come traduttrice e giornalista specializzata in videogiochi, e da lì è partito tutto. I primi romanzi che ho tradotto erano proprio tratti da opere interattive di successo, prodotti squisitamente crossmediali. Da lì, sono arrivata a lavorare con diverse case editrici nazionali.

Cosa consigli a chi volesse iniziare un percorso per diventare traduttore?

Prima di tutto, di non scoraggiarsi, perché il mercato può sembrare un po’ “chiuso”, nel nostro Paese, ma in realtà le opportunità oggi sono moltissime: basti pensare ad ambiti come la localizzazione di app e videogiochi, per esempio, oppure ambiti come il sottotitolaggio, la transcreation o il full post-editing a partire da machine translation.

L’importante è mettersi in gioco e non aver paura di fare “gavetta”: all’inizio, si può partire da progetti amatoriali e piccole case editrici, ampliando il parco clienti con gradualità e pazienza, senza mai smettere di aggiornare il curriculum e guardarsi intorno. C’è anche da dire che oggi ci sono possibilità molto interessanti nel campo dei master di specializzazione in traduzione: per dirne una, da poco è nata una scuola specializzata proprio in localizzazione videoludica in tutti i suoi aspetti. Si chiama GLOS – Game Localization School, e posso dire con un pizzico di orgoglio di farne parte.

Oltre ai videogame e alle traduzioni, sei autrice di una saga urban fantasy, con mitologia norrena, uscita per Astro edizioni: Il segno della tempesta; I figli della tempesta; L’ultima tempesta. Cosa ci racconti in merito?

Esatto, come dicevo non mi faccio mancare nulla! Dal classico romanzo scritto ai tempi dell’università e tenuto in un cassetto (per la bellezza di dieci anni!), poi completamente riscritto prima della pubblicazione, sono arrivata a una trilogia intera. Ammetto che non l’avrei mai immaginato!

La mitologia norrena mi ha sempre appassionato, e in effetti è l’impianto fantasy su cui si basa la storia della mia saga. Poi c’è la volontà di raccontare una storia che abbia un messaggio profondo e lasci qualcosa al lettore, quando avrà finito l’ultima pagina. Spero di esserci riuscita, perché per me un libro deve rimanerti dentro in qualche modo, quando hai finito di leggerlo.

A proposito di traduzioni, la tua saga è anche tradotta in inglese e pubblicata all’estero. Hai qualche aneddoto da raccontarci in merito?

A parte che è stata un’emozione senza pari vedere la traduzione della mia storia, ma la cosa più buffa è stata forse che, rileggendola in inglese, mi sono trovata a pensare che certi passaggi risultassero ancora più intensi che in italiano. Era come se avessi scritto già in originale, con in mente la traduzione in inglese. Deformazione professionale?

Quali sono i tuoi progetti per il futuro, cosa bolle in pentola?

Come ho accennato, mi sto dedicando molto anche alla formazione, ultimamente, sia con i corsi di specializzazione offerti da Vigamus Academy, sia con questa nuova avventura della Games Localization School, che partirà tra aprile e maggio.

Per quanto riguarda la scrittura, sto lavorando a uno spin off della mia saga fantasy dedicato a uno dei personaggi che i lettori hanno apprezzato di più, il berserkr Ashur, ma anche a un romanzo per ragazzi in cui ci sarà un’altra delle mie eterne passioni (come sa chi segue i miei profili social): l’equitazione.

Grazie, Francesca Noto, ti aspettiamo sulla pagina di Agente letterario giovedì 22 aprile 2021, alle ore 15:00 per il live, nella rubrica “A tu per tu con l’autore”.

Buongiorno amici autori! Oggi, voglio parlarvi di un’autrice che ha scritto un racconto per bambini, che mi sta molto a cuore. Lei è Tatiana Primadei, il suo bel libro a colori è La pappagallina Lola. Lo spettro magico (Astro edizioni). Sappiamo anche che il prossimo 2 aprile sarà la Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo.

L’intento della favola La pappagallina Lola è infatti sensibilizzare soprattutto le famiglie, poi i bambini, all’inclusione. Lola è molto particolare, vive in un mondo tutto suo, quello dello spettro autistico. Eppure, appena la sua famiglia riesce a comunicare con lei, scoprono che quel mondo è un arcobaleno!

Parte dei diritti d’autore ricavati dalla vendita di questo libro vanno in donazione all’associazione SerenaMente Onlus, che si occupa di inclusione per le famiglie che convivono con la disabilità. Tatiana sarà in diretta con noi, sulla pagina Agente letterario nella rubrica “A tu per tu con l’autore”, per parlare di Lola venerdì 26 marzo alle 16:30. Conosciamola adesso un po’ meglio…

Ciao Tatiana, parlaci di te…

Da dove inizio? Partiamo dal fatto che La Pappagallina Lola. Lo spettro magico è il mio primo libro. Questo non vuol dire che prima di questo non abbia mai scritto, anzi… ho sempre avuto un “diario” e sentito il bisogno di scrivere. E di leggere. Tuttavia, ai tempi dell’università, al momento di scegliere quali studi intraprendere, ho scelto Ingegneria. Questa scelta ha tracciato anche il mio percorso professionale. Lavoro in Pianificazione e Controllo. Dunque, sono circondata dai numeri, eppure ho continuato ad amare le parole.

Tra tutte le parole che ho incontrato nella mia vita, quella che l’ha stravolta è stata: AUTISMO. Parliamo di 5 anni fa, ormai. Ero mamma da poco meno di due anni di una bellissima bimba di nome Alma, ed ero incinta da pochi mesi, una sorellina era in arrivo… Ero stanca, stravolta e felice, la maternità mi aveva rimesso i piedi a terra, riportato a contatto con la parte primordiale di me stessa, facendomi riscoprire quel posto in cui non c’era spazio per i numeri né per le parole, ma solo per l’essenziale, per le cure, per l’amore… e per i pannolini, i biberon, le pappe.

Le giornate scorrevano veloci, Alma cresceva e iniziava a esplorare il mondo, ma qualcosa non mi tornava, relazionarmi con lei non era come mi aspettavo, senza sapere in modo chiaro cosa dovessi aspettarmi. Iniziavo a farmi domande, a guardare gli altri bimbi, quasi mi sentivo in colpa del fatto che cercavo di paragonarla a qualcun’altro… che sciocca che ero! Lei era unica. Eppure, poco a poco quei comportamenti di Alma, raccolti tutti insieme trovarono un nome, i medici mi dissero chiaramente che mia figlia aveva l’autismo. Non aveva nemmeno 2 anni. Una vita davanti. C’è voluto un po’ per capire che quello che in quel momento sembrava la fine, in realtà sarebbe stato l’inizio di un nuovo viaggio.

Un viaggio che, nella favola della pappagallina Lola, è diventato il viaggio di Runa, alla ricerca di risposte e soprattutto di strumenti per conoscere e per far conoscere. Per avvicinare, per andare oltre la paura, oltre l’autismo, verso un futuro più consapevole e un mondo più accogliente nei confronti della diversità.

Vuoi spiegarci meglio di cosa si occupa l’associazione SerenaMente Onlus?

Aiuta le persone a credere che, insieme, si può costruire un pezzo di mondo basato sul rispetto, sulla fiducia e sull’accoglienza. Dopo pochi mesi dalla diagnosi, io e mio marito ci siamo accorti che le nostre aspettative, rispetto al tipo di percorso che avevamo in mente per nostra figlia, non collimavano con quello che la realtà ci offriva. Giorno dopo giorno, si faceva sempre più chiara, nella nostra testa, l’idea di volere, al di là di ogni percorso riabilitativo, che nostra figlia potesse essere felice in mezzo agli altri.

L’associazione SerenaMente nasce con l’idea di trasformare in servizi per le famiglie una cultura volta all’inclusione sociale. In quest’ottica, organizziamo attività per bambini, percorsi educativi, centri estivi ed esperienze outdoor in piccolo gruppo, offrendo l’opportunità ai bambini con autismo o altre difficoltà di interagire con i loro amichetti in un contesto dove la disabilità non sia vista come un taboo, ma come uno degli infiniti modi di stare al mondo. Nella stessa direzione vanno i nostri progetti di sensibilizzazione e informazione.

Hai scritto una favola per bambini, con dei disegni bellissimi: La pappagallina Lola. Lo spettro magico. Spiegaci come è nato il progetto.

Ho passato i primi mesi dell’autismo a studiare manuali. Mentre elaboravo il dolore, ho assimilato definizioni scientifiche, ho imparato nuovi termini. In quei mesi ho letto romanzi, biografie, manuali e articoli… tutto ciò che mi capitasse a tiro, che avesse a che fare con l’autismo. Ingoiavo blocchi d’autismo. Scrivere era una forma di digestione, all’epoca. Scrivevo per familiarizzare, per esaminare, per sfogo, per necessità. Per arrivare al fondo delle cose e poi risalire. Volevo capire, ed essere in grado a mia volta di spiegare.

Partiamo da una difficoltà immensa: l’autismo è una condizione complessa e variegata, condiziona profondamente il modo di comunicare, interagire e relazionarsi con il mondo circostante, che sia esso composto da persone o oggetti. Non è visibile a primo impatto. Non ci sono tratti somatici o caratteristiche fisiche che riconducono a esso. Le manifestazioni sono comportamentali: difficoltà nella comunicazione, nell’interazione, interessi ristretti, stereotipie, comportamenti-problema.

Per quanto complesso, avevo capito piuttosto bene come poter spiegare la condizione autistica a un adulto… diverso è stato quando sono arrivate le prime domande dei bambini. E di Mira: la mia secondogenita che, nel frattempo, aveva compiuto tre anni e iniziava a comprendere che la sorella si comportava in modo “diverso” rispetto agli altri bambini della sua età.

Tutti i termini che avevo imparato si sgretolavano di fronte alle loro semplici domande, non avevano senso. Allora, ho iniziato di nuovo a scavare… e in questo nuovo viaggio dentro di me, ho trovato una famiglia di pappagalli, una mamma un papà e due pappagalline, di cui una viveva all’interno di un arcobaleno. E funzionava. Con loro riuscivo a trasfigurare l’autismo, a raccontarlo ai bambini. L’idea di Lola non è solo far comprendere, ma soprattutto offrire dei mezzi per la relazione e l’inclusione, mezzi che nel libro prendono la forma di oggetti tangibili: il campanellino, la lente, il metro, i veli colorati. I quattro pappagalli rappresentano la mia famiglia: sono realizzati in gomma eva e feltro; questo ha reso le varie letture dal vivo “vere” e mi ha dato la possibilità di coinvolgere attivamente i bambini, ponendo le basi per l’interesse e l’ascolto. Agitare in aria il campanellino durante il racconto, misurare la distanza tra i cuori… e vedere Mira col suo pappagallino verde raccontare agli amichetti le peripezie di Lola e Ramì. Così diverse e così uguali. Così vicine e così lontane.

Hai qualche aneddoto da raccontarci, sia come autrice, sia come fondatrice di SerenaMente Onlus?

Mi è capitato diverse volte di nominare il disturbo dello spettro autistico… e di sentirmi dire che la parola “spettro” richiamasse nell’immaginario l’idea di “fantasma”. Io, quando ho sentito spettro la prima volta, ho subito pensato invece allo spettro della luce e ai colori dell’arcobaleno. E ho voluto richiamare questa visione, con La pappagallina Lola. Lo spettro magico.

Il titolo del libro è già in sé un primo tentativo di accorciare le distanze, associando il termine spettro all’arcobaleno che circonda Lola. L’arcobaleno è anche il simbolo della nostra associazione. Non solo, il giorno della prima presentazione di Lola, abbiamo organizzato l’evento nel cortile interno di Palazzo Chigi a Formello; pioveva e smetteva, proprio come avviene nel libro… essendo l’evento all’aperto, eravamo in dubbio sull’allestimento degli spazi, fino a 15 minuti prima di cominciare. Quando, a darci fiducia, è apparso nel cielo un bellissimo arco di luce…

In ultimo, la domanda che faccio a tutti: cosa consigli a un autore che, come te, ha qualcosa di forte e importante da raccontare e vuole pubblicarlo?

I consigli sono sempre la parte più difficile, perché dipendono molto dal vissuto e quindi sono difficilmente generalizzabili. Tuttavia, il consiglio che mi sento di dare a chi volesse pubblicare un libro è quello di instaurare una relazione molto profonda con quello che si scrive (e che si propone quindi a un editore).

Di seguire l’ispirazione e dare forma ai pensieri e poi di prendersi cura delle parole che sceglie, dei personaggi dei luoghi… è un’occasione unica quella di poter creare ma, e forse questo lo dico anche da mamma, la “creazione” è solo l’inizio del viaggio 🙂

Buon viaggio a tutti, nel mondo arcobaleno di Lola, in attesa di vedere l’autrice, Tatiana Primadei, in diretta sulla pagina Facebook di Agente letterario, nella rubrica “A tu per tu con l’autore”, venerdì 26 marzo alle ore 16:30. Vi aspettiamo!

Ho conosciuto Iris casualmente, mi ha contattato lei in chat, sulla mia pagina di Agente letterario. Dopo una prima telefonata in cui mi ha riempito di domande, finalmente troviamo la quadra. E Iris Bonetti è finalmente rappresentata dalla mia agenzia. Sì, perché la ragazza ha stoffa, ha cuore e carattere e sa scrivere molto bene.

Venerdì 12 marzo 2021, ore 15, Iris sarà in diretta sulla mia pagina Facebook di Agente letterario, con una bella intervista nella rubrica “A tu per tu con l’autore”.

Intanto, conosciamola meglio…

Iris, parlaci un po’ di te, da dove parte la tua passione per la scrittura?

La passione della scrittura è nata quando ero molto giovane. Rappresentava per me un modo per esternare emozioni, sogni e pensieri. Ne ho messi di racconti e storie nel cassetto! Se non le avessi persi negli anni, sarebbero ancora lì ad aspettarmi. Poi, nel 2014, un’amicizia inattesa mi ha aperto di nuovo le porte a questo grande sogno: scrivere.

Con una socia, infatti, ho fondato una piccola casa editrice per bambini, per la quale ho avuto anche modo di scrivere. Quell’esperienza mi ha consentito di riprendere la mia passione, rivolgendomi ai lettori più piccoli. La casa editrice mi ha dato molto e mi ha concesso di conoscere meglio il mondo editoriale.

Di recente, hai pubblicato come autrice self publisher, due volumi di due generi diversi: Isolati ed Empatia. Vuoi parlarcene?

A un certo punto, ho sentito l’esigenza di passare da una scrittura per bambini a una per adulti. Ma la vera spinta mi è arrivata dalla storia stessa che si stava formando nella mia testa. Mi riferisco alla trama del primo romanzo che ho scritto: Empatia. Si tratta di un thriller distopico, basato su sperimentazioni scientifiche, ambientato in diversi luoghi. È una storia che ho amato molto e che decisi di auto pubblicare, per non aspettare i lunghissimi tempi editoriali. Questo perché sentivo un desiderio impellente di confrontarmi coi lettori. Lettori che non fossero amici compiacenti, bensì estranei, pronti a giudicare il mio lavoro. Avevo bisogno di capire se stessi andando nel verso giusto, se la mia scrittura fosse in grado di emozionare, coinvolgere e offrire tutte quelle sensazioni che un buon libro è in grado di dare. La risposta fu estremamente positiva e, pertanto, decisi di cercare un agente letterario con cui collaborare, e ho trovato te, Francesca! Nel frattempo, avevo terminato anche il mio secondo romanzo, Isolati, questa volta di avventura, che decisi di auto pubblicare allo stesso modo. Anche per quest’ultimo romanzo ricevo ottime recensioni e giudizi dal pubblico.

Come va la tua impresa di autrice self? Di fatto, sei imprenditrice di te stessa. Hai qualche consiglio da dare ad autori che approcciano questo modo di pubblicarsi?

Il self mi sta dando delle buone soddisfazioni ma, riflettendoci, con l’esperienza maturata e le informazioni raccolte in questi due anni, oggi farei scelte differenti: non auto pubblicherei più i miei romanzi, o quantomeno, prima proverei la strada tradizionale cercando un buon editore per mezzo di un agente letterario, che sappia supportarti e tutelarti. Questo perché ho compreso che, per fare il salto di qualità come autore, serve un buon editore alle spalle, pronto a scommettere sul tuo lavoro e che decida di investirci. Questo amplifica il peso e l’importanza di ciò che hai scritto, oltre a consentirti una presenza più capillare nel tessuto librario italiano, quindi maggiore visibilità. Infatti, l’ultimo romanzo che ho da poco terminato di scrivere, un thriller, l’ho affidato subito a te, Agente letterario, nella speranza di pubblicarlo con una valida casa editrice.

So che, in passato, hai lavorato presso una casa editrice per bambini, e che hai scritto anche storie per i più piccoli. Hai qualche aneddoto da raccontarci?

Sì, come accennavo prima, aprii una piccola casa editrice per bambini. Un aneddoto? Più che altro, mi viene in mente una cosa buffa: avevo scritto una fiaba su uno struzzo e, visto che svolgevo anche diversi laboratori e narrazioni dal vivo coi bambini, un giorno, io e la mia socia, decidemmo di procurarci delle vere piume e uova di struzzo. Ricordo che trovammo un allevamento vicino a Crema, dove ci procurammo il tutto. A parte tornare a casa in auto inzaccherate di guano, ricordo che ci cucinammo una mega frittata con quelle due gigantesche uova, forandole col trapano, e allagando il piano cottura. Le uova e le piume le ho ancora, come i ricordi di tutti gli incontri coi giovani lettori. Bellissimo!

In ultimo, domanda di rito: a un autore emergente che per la prima volta decide di pubblicare, cosa consigli?

A un autore emergente mi sento di consigliare sostanzialmente tre cose: come prima, terminato il suo testo, dopo molteplici letture, di mandarlo a un buon editor (investimento valido); come seconda, cercarsi un buon agente letterario e come terza, armarsi di grande pazienza (i tempi editoriali sono “biblici”), perché con la fretta non si fanno, a mio avviso, le scelte più giuste.

Grazie, Iris! Vi aspettiamo per la sua intervista live, sulla pagina Facebook di Agente letterario, venerdì 12 marzo 2021, alle ore 15, nella rubrica “A tu per tu con l’autore”.

Di recente, mi sto appassionando a tutto ciò che riguarda lo storytelling, ovvero il raccontare storie. Sarà che scrivere e leggere storie è il mio lavoro (oltre che un grande piacere quotidiano da sempre, per me), ma sto trovando moltissime analogie tra quel che faccio di mestiere e il marketing.

Sì, perché il passaparola, lo scambio di storie ed emozioni, è forse il modo in cui le aziende riescono a catturare il cliente, instaurando con lui/lei un rapporto di fiducia, di familiarità. In gergo, brand awareness, che significa “consapevolezza del marchio”, dell’azienda. Le persone ti conoscono, perché sono consapevoli non solo che tu esisti (questo lo fa qualunque pubblicità bombardante!), ma che trasmetti loro emozioni, e che per questo, amici e parenti consigliano proprio te ad altri amici e parenti.

Sto notando che il marketing diventa sempre più scrittura emotiva, in grado di conquistare la fiducia delle persone, entrare nella loro sfera privata ed emotiva. Un modo, ad esempio, è puntare sulle esperienze, sia dell’azienda che comunica, sia a chiedere feedback sulle esperienze vissute dalle persone stesse. Uno scambio, un coinvolgimento, un ascolto reciproco che entra in confidenza.

Proprio come avviene con un personaggio che amiamo (oppure odiamo!) di un libro: sembra un nostro amico, fratello, compagno… se ben costruito dall’autore, sembra quasi che questo personaggio noi lo conoscessimo da sempre e, addirittura, ci identifichiamo in lui. Insomma, il nuovo modo di comunicare l’azienda e il prodotto è sempre più questione di costruzione narrativa, in modo emotivo, che punti all’esperienza vissuta dell’azienda (la sua storia, da dove viene e dove sta andando), arrivando anche all’ascolto delle esperienze delle persone.

La comunicazione punta sull’emozione, non è più “ti convinco a comprare il mio prodotto”, ma un con-vincere, “vinciamo insieme, perché io e te ci assomigliamo”.

Per questo, con la mia agenzia e la mia casa editrice, Astro edizioni, stiamo mettendo su un team di esperti che fanno del marketing e della comunicazione il loro fiore all’occhiello, attraverso: libri cartacei illustrati, stampati pop-up e cartotecnica, eventi e distribuzione nazionale, realizzazione di app interattive e videogames, emozionare sui social media e anche con l’ufficio stampa classico.

Nel corso delle settimane, presenteremo il nostro staff. Nel frattempo, buona narrazione emotiva a tutti!

Amici! Riprendiamo le chiacchierate di agente letterario con gli autori, scrittori più o meno noti, tutti abili e volenterosi. Oggi, parleremo con Roberto Re che ha appena pubblicato una novità per i tipi di GPM Edizioni, Gli anni mancanti.

Roberto è noto per la sua trilogia dedicata a Il killer delle fiabe, GDS Edizioni. Il titolo, a otto anni dall’uscita, vanta ancora molti lettori avidi, che avranno da cimentarsi in un romanzo un po’ diverso, ma che riserva sorprese e ci catapulta in pieni anni ’90. Allora, tenete vicino i fazzoletti, perché i vostri ricordi saranno “spalancati”, da quelli più felici a quelli “mancanti”, grazie al romanzo Gli anni mancanti.

Per maggiori informazioni, Roberto Re sarà ospite di questa pagina con la diretta di agente letterario “A tu per tu con l’autore”, domenica 28 febbraio, alle ore 16:30.

Ciao Roberto, parlaci un po’ di te. Com’è iniziata la tua avventura di scrittore?

Ciao a tutti. È iniziata da molto giovane, ho sempre avuto la passione di inventare storie, unita a quella per la lettura. Così, un po’ alla volta, ho provato a farla diventare qualcosa in più, e sono arrivato alla pubblicazione inizialmente di due romanzi fantasy, un racconto in una antologia, fino ad arrivare a quello che posso davvero considerare come il punto di svolta, cioè la trilogia thriller de Il killer delle fiabe. Poi, dopo essermi preso quasi cinque anni di pausa, eccomi al nuovo lavoro, dove ho voluto cambiare genere e cimentarmi in qualcosa che, probabilmente, chi mi conosce bene e chi mi ha conosciuto per quella serie, non si sarebbe mai aspettato da me.

Il tuo nuovo romanzo, Gli anni mancanti (GPM edizioni), è un tuffo nel passato, negli anni Novanta. Cosa ti ha riportato ai “bei tempi” andati?

Per chi ha all’incirca la mia età, gli inizi degli anni ’90 sono stati quelli delle prime grandi scelte: abbiamo dovuto decidere quale percorso scolastico ci avrebbe inseriti nel mondo dei “grandi”, eravamo nel pieno dell’adolescenza e, quindi, dei primi rapporti sentimentali, le prime cotte e le prime sbandate. Gli anni delle uscite con gli amici, quando il tempo non era occupato dall’utilizzo degli smartphone e la tecnologia non aveva ancora preso il sopravvento sui rapporti umani. Gli anni delle scelte anche non fatte, per molti motivi, ma soprattutto per paura proprio di dover prendere delle decisioni.

Gli anni mancanti è un titolo che si può leggere in entrambe le direzioni. Guardandosi indietro, sono quegli anni che sentiamo di aver perso per non aver preso delle decisioni che, col tempo, abbiamo rimpianto. Guardandoci avanti, sono quegli anni che abbiamo ancora davanti a noi per porre rimedio a quello che vogliamo recuperare, trovando il modo e la volontà per farlo.

Hai degli aneddoti da raccontarci, nella tua vita di autore?

Beh, ci sono aneddoti collegati alla trilogia thriller, per esempio. Essendo ambientata nei luoghi in cui vivo, è stato bello sapere di gente che è venuta fin qui per vedere gli ambienti che aveva incontrato leggendo la storia, gente che è andata a visitare alcuni dei luoghi più suggestivi solo per avere un “effetto visivo” di dove i personaggi si muovevano.

Riguardo invece a Gli anni mancanti, è stato un tipo di impatto diverso: mi arrivano svariati messaggi di persone che, dopo averlo letto, mi parlano di un senso di malinconia che li ha attanagliati arrivati alla fine, mi raccontano le loro esperienze, cosa hanno voluto cambiare della loro vita. Un po’ come se, pur essendo uno sconosciuto, fossi in realtà un confidente, per averli portati a ripercorrere quei momenti della loro vita. C’è anche chi si è tatuato sulla pelle una frase portante del libro, insieme alla mia firma, ed è una delle poche volte nella mia vita che sono rimasto a corto di parole…

Per salutarci, domanda di rito: cosa puoi suggerire a un emergente che si affaccia per la prima volta al mondo dell’editoria?

Di considerare la scrittura come un lavoro. Se lo fai con entusiasmo e passione, puoi toglierti soddisfazioni, se lo fai con arroganza pensando di essere il nuovo fenomeno letterario, quando hai ancora tutto da dimostrare… beh, ci sono tanti altri modi per occupare il tempo libero.

Agente letterario e l’autore Roberto Re saranno in diretta domenica 28 febbraio, ore 16:30, sulla pagina Facebook. Vi aspetto numerosi!

Non venite a dirmi che non sono carini, dai! Che non li comprereste…

Questi pucciosi cricetini, o scoiattoli che siano, rivestono delle semplici noci, di cui forse abbiamo fatto incetta sotto le recenti festività. Eppure, l’azienda che produce il simpatico pacchetto ha vinto su tutte le altre. E non mi stupirei di trovare dati di vendita superiori rispetto ad altre confezioni di noci (a parità di rapporto qualità / prezzo).

Insomma, il contenuto è simile a tanti altri, ma il packaging, ovvero il contenitore / aspetto estetico, è notevolmente superiore e vincente.

Mi rivolgo ora agli amici autori con cui collaboro: non basta solo saper scrivere bene. Certo, direi che è un 70% del lavoro, è un must imparare, migliorarsi e crescere a livello tecnico, studiando e leggendo. Il restante 30% del successo del vostro libro lo fa il modo in cui vi presentate. Sia all’editore o all’agente letterario, nel caso in cui stiate inviando un manoscritto inedito, sia al vostro potenziale pubblico, qualora abbiate già pubblicato. È impensabile, oggi, scrivere (bene) e basta,  ipotizzando che il libro si venda da solo.

L’apparenza non inganna assolutamente, se dietro di essa c’è la qualità. Anzi, è sempre più un must.

Come editore, sono ogni giorno alla ricerca di nuove idee, di packaging esteriori per i libri che pubblico più moderni, belli a livello estetico, godibili nella ruvidezza della carta e nel colpo d’occhio. Cerco nuovi talenti tra illustratori e artisti, tra grafici e designer di copertine. Sì, perché bisogna avere conoscenze anche di progettazione e design per fare davvero la differenza. E studio gli editori stranieri, i prodotti per l’edicola, di altri mercati fuori confine.

Il packaging, dunque, fa la differenza eccome! Buone noci e cricetini a tutti.

Buone notizie per gli amanti dei GDR (giochi di ruolo) online, interattivi e anche “fisici”. Da qualche mese è confermata l’ascesa di vendite dei buoni, vecchi e cari librogame, i libri gioco, quelli con i dadi in fondo alla pagina, per intenderci.

Dallo scorso Lucca Comics & Games, fiera di riferimento per il settore fantastico e ludico, emerge proprio questa realtà: dalla ristampa di Vincent Books del ben noto “Lupo solitario” di Joe Dever, che appassionò lettori e giocatori negli anni Ottanta/Novanta, fino ai nuovi titoli di editori e autori emergenti.

È aumentata la produzione di questi libri “interattivi”, così come i canali di informazione sono sempre più attenti al ritorno del fenomeno. E l’interesse è vivo anche tra i produttori di videogiochi, come discusso nell’evento “Letteratura e Gamification – Dal librogame al ruolo del testo nelle opere interattive”, promosso da Astro edizioni – editore ormai affermato in ambito fantasy italiano e non solo – Vigamus Museo del videogioco, Vigamus Academy, AIOMI e GamesVillage, produttori di contenuti e prodotti videoludici di livello internazionale.

Per partecipare all’evento: https://us02web.zoom.us/j/82404954530

Il librogame è quindi un ritorno per i vecchi appassionati, quelli che spendevano ore a costruire il personaggio, anche a “barare” spulciando tra le pagine e cercando il bivio migliore da seguire. E si confermano anche nuovi lettori, che tornano agli stand al Lucca Comics & Games per chiedere nuove avventure da giocare, in una forma di personalizzazione su carta che, sempre più, si avvicinerà al videogame interattivo e virtuale.

Un buon modo, insomma, per rispolverare i vecchi libri-gioco in cantina, nelle case degli appassionati, e di avvicinare le nuove generazioni al libro che, della personalizzazione e interattività fanno oggi la loro ragione comunicativa.

Al prossimo librogame, allora!