I volti dell’apocalisse

Giovanni Magistrelli

Genere: thriller
Target: adulti


Il Libro

Tu, lettore, stai leggendo un diario. Un diario molto particolare… quello di un serial killer!

I volti dell’Apocalisse, di Giovanni Magistrelli, è un thriller d’azione, ambientato a Milano ai giorni nostri.

La protagonista è una donna, un’investigatrice, un’ex ispettrice di polizia dal nome particolare, Rigoberta “Ribe” D’Averio, costretta a dare le dimissioni dal corpo perché ha sempre seguito più la sua coscienza, che non le leggi dello Stato. All’inizio del romanzo, viene incaricata dal suo ex capo – commissario di polizia di Milano – di indagare in maniera “ufficiosa” su uno strano omicidio, accaduto nell’hinterland milanese.

Da lì, Ribe D’Averio si trova sulle tracce di un serial killer ossessionato dalla religione, dal libro dell’Apocalisse dell’apostolo Giovanni, un uomo pervaso da un forte spirito di vendetta. Qualcuno gli ha portato via qualcosa che reputa fondamentale, e vuole vendicarsi per questo.

Quel che mi è piaciuto di questo romanzo è soprattutto l’espediente narrativo. Il libro, infatti, inizia con un diario, che apparirà più volte tra le pagine, scritto dall’assassino. Il lettore / la lettrice hanno una poltrona privilegiata per “godersi” quello che l’assassino ha fatto o che sta per fare e quanto vicina o lontana Ribe D’Averio sia dal catturare, o meno, l’assassino.

Ho apprezzato anche Ribe, una donna senza se e senza ma, con molti più attributi di tanti “maschietti”. Mi piace come un uomo, uno scrittore, sia così capace di rendere bene una protagonista femminile.

Giovanni Magistrelli è un autore che ha stoffa, tant’è che non solo l’ho scelto in squadra nell’agenzia letteraria, ma ho anche deciso di pubblicarlo come editore. In attesa del suo prossimo romanzo in uscita, vi propongo intanto di leggere il suo “I volti dell’Apocalisse”, GDS Edizioni.

Fore Morra

Diego Di Dio

Genere: thriller
Target: adulti


Il Libro

Il thriller Fore Morra, di Diego Di Dio, è stato definito con una frase che, per me, ne rappresenta appieno il messaggio: “La vita di una donna, l’epopea di una rinascita”.

Conosco l’autore per la sua professionalità come editor e agente letterario, mi ha stupito come scrittore. E doppiamente, perché ha scelto il punto di vista di una donna, e non di una donna qualsiasi. Alisa, dal passato cupo e terribile, rinasce come personaggio forte, un sicario che quindi non è schierato dalla parte del bene, anzi. Lo spettatore si identifica in lei, con la sua moralità, in parte la giustifica, nonostante uccida di mestiere, e lo fa per edulcorare i maltrattamenti subiti da ragazzina, descritti nel libro. Il lettore sta dalla sua parte, durante l’intreccio sapientemente congegnato da Di Dio, nel corso delle sfide che lei incontra, insieme al suo collega Buba.

L’ambientazione di Fore Morra è cupa come la vita di Alisa, reale come i sobborghi di una Napoli che in pochi conosciamo davvero, se non per certi stereotipi, ma che l’autore ha saputo cogliere appieno, sia perché originario di quella zona geografica, sia perché ha saputo fare ricerca nel migliore dei modi, come ogni autore dovrebbe fare.

Fore Morra è quindi una sorpresa, lettura avvincente, veloce, che accompagna per mano e fa temere per la vita dei personaggi, sapendo che la loro è comunque un’esistenza dedita alla violenza. Giusto o sbagliato non esistono, l’autore non si erge mai a giudice dei comportamenti dei suoi personaggi, ma li mostra senza mai raccontarli, e questo piace.

Il successo del romanzo ci fa prospettare e attendere con ansia anche il seguito, perché Alisa e Buba hanno ancora molto da dire. E da donare a noi, incauti spettatori e lettori. Diego Di Dio ha talento, leggetelo!

Un ultimo consiglio pratico, suggeritomi dallo stesso Diego e che invito tutti gli autori a fare. Nonostante lui abbia pubblicato con un medio/grande editore, si è dedicato alla promozione del suo libro sia sui social network, sia con eventi di firmacopie in decide di librerie. Importante, quindi, non solo avere una bella idea e saper scriverla, ma anche sapersi promuovere.

Mare Nostrum

Diego Romeo

Genere: romanzo
Target: adulti


Il Libro

Anche stavolta vi parlo di un romanzo con protagonista femminile. Non è però questo dato che mi ha colpito. Mi ha preso, come un pugno allo stomaco, il contenuto di questo romanzo, Mare Nostrum di Diego Romeo. È una storia vera, verissima e più che mai attuale. Parla di immigrazione, di barconi che affondano nel nostro mare, di vite perse, vite salvate… ma a che prezzo?

Mare Nostrum è un romanzo sulla storia vera di un medico, una dottoressa che ha prestato servizio sulle navi della Marina militare, impegnate nella missione umanitaria “Mare Nostrum”, del 2014.

La missione aveva lo scopo di salvare i migranti dispersi nel Mediterraneo. Una missione umanitaria tra le più efficaci, riconosciute dall’Unione Europea. La dottoressa Giovanna Lo Russo (nome di fantasia) ha raccontato all’autore la sua storia, da cui lui ha poi tratto questo romanzo.

Le vicende raccontate sono quindi realmente accadute, Diego Romeo ha solo cambiato i nomi di battesimo dei personaggi, per motivi di privacy. Ho amato questo romanzo, soprattutto per il suo intento di sensibilizzazione. Mare Nostrum nasce dalla volontà di far conoscere ai lettori le vere storie dei migranti, senza filtri o condizionamenti, così che ognuno possa farsi la propria idea, libera da pregiudizi. L’obiettivo è quindi far riflettere sulla tematica e spingere l’opinione pubblica ad agire in difesa dei Diritti umani, prima di porsi un obiettivo politico e di voto. Lo consiglio!

La scrittura, quella bella, è anche e soprattutto a mano. Nelle fiere ed eventi legati al fantasy è ormai d’uso trovare chi fa della scrittura un’arte.

Catia da Cagliari è calligrafa di professione, e ci parla un po’ di questo affascinante mondo, che non passerà mai di moda.

Ciao Catia, parlaci un pò di te, di cosa ti occupi?

La mia storia è molto semplice, il mio nome è Catia Cuncu, in arte Catia da Cagliari, vivo in Sardegna e, per le vicissitudini della vita, sin da piccola ho badato a me stessa.

Tra il sole e le onde del mare, che sono la mia fonte d’ispirazione, da oltre vent’anni mi occupo di scrittura a mano e passo la maggior parte delle giornate a studiare, progettare, e scrivere nel mio studio artistico di calligrafia e lettering design, miniatura e iconografia, recuperando così la bella scrittura, quella degli amanuensi, come strumento di lavoro per i momenti più belli e importanti che segnano la nostra vita.

In questi anni, ho partecipato a numerosi eventi con rappresentazioni artistiche storiche e moderne, girando per tutta la regione Sardegna in varie edizionidi fiere, feste e sagre, un modo insolito ma gratificante di far conoscere questa bellissima arte, sempre in evoluzione.

Una esperienza molto interessante, studiata e ideata da me, è stata e la rappresentazione storica della regina Eleonora D’Arborea, che compila in pergamena il XXI capitolo della Carta De Logu (legge dedicata alle donne, molto all’avanguardia per quei tempi); sono stata ospite del Comune di Marrubiu-Oristano, al Museo archeologico Is Bangius, in occasione di Monumenti aperti 2015.

Come si evince, questa materia è immensa e spazia, non creando soltanto opere, ma eventi di ogni genere come un matrimonio e ricorrenze a tema, esclusivi, eleganti, di alta qualità, campagne pubblicitarie, inaugurazioni aziende, brand, con personalizzazione gadget calligrafati al momento. Ogni singolo pezzo viene pensato, e lavorato con finiture e cura dei particolari, decorazioni, sigilli esclusivi in ceralacca, pertanto il lavoro della calligrafa emerge in tutto il suo splendore, fascino e raffinatezza, rivelando una nota di classe.

Ma non solo carta… Dalla calligrafia, si possono ottenere risultati in mille modi diversi per fare la differenza, come ad esempio l’incisione nella pietra o scritte sui muri. Ecco perchè amo il mio lavoro, posso spaziare, costruire, riprodurre antichità, documenti o creare usando la tela, la carta, il legno o un corpo.

Hai qualche aneddoto divertente o che ti ha reso molto orgogliosa del tuo lavoro?

A proposito di corpi, ho un progetto del 2018 in avanzamento FeniciArt, che mi diverte non poco, infatti dalla mia prima pubblicazione di prova, si sono proposti con interesse, e mia felicità, tanti modelli. Si tratta di una grande opera realizzata con segni fenici e iscrizioni come la stele di Nora.

FeniciArt è un connubio tra passato e presente, dalla forma della vita alla vita della forma, che sin dalle origini del tempo sono state legate in maniera quasi indissolubile.

Cosa consigli a chi volesse percorrere la tua stessa strada professionale?

Di solito non do consigli, posso formulare un mio pensiero a riguardo: STUDIARE. Sì, bisogna studiare tanto, e fare il primo corso sempre presso docenti qualificati e certificati.

Non si ha la bacchetta magica per guadagnare attraverso l’arte, è molto difficile concentrarsi ed essere creativo, quando ci sono problemi da risolvere che non fanno dormire la notte, questo non è un segreto e voglio ribadirlo.

Credo ci voglia anche un pizzico di fortuna, abbinato alla capacità, alla determinazione e amare veramente quello che fai, forse rischiare, e spesso rinunciare a un bisogno, per comprarsi un bellissimo inchiostro delle terre lontane, o quell’attrezzo e la carta desiderata anni, o l’oro che deve avere quel carato e quel costo, o i pennini di ogni forma e misura.

Per fortuna oggi esistono anche i social network che, adoperati nel modo, giusto possono dare soddisfazioni, ma è necessario relazionarsi personalmente poiché l’immagine, l’eleganza, le capacità del calligrafo si vedono nel complesso e nei dettagli, dal vivo, e non, ahimè, in video preparati che possono fuorviare gli occhi dell’inesperto.

Se volete più informazioni su Catia e sul mondo della calligrafia, ecco qui i link:

https://www.facebook.com/catiadacagliariCalligraphyArt/

https://www.instagram.com/callicatia/?hl=it

https://catiadacagliariartcalligraphy.jimdo.com/

Valerio Marra è un autore italianissimo, giovane e una delle più recenti scoperte della casa editrice Newton Compton.

Laureato in Scienze dell’Investigazione e la Sicurezza, ha scritto molti romanzi di genere giallo, thriller e spy story, tra i quali: Le scottanti verità; L’eco del peccato e Anima bianca, sulle indagini del commissario Festa. Per Newton Compton, di recente pubblicazione è il suo La donna del lago, che consiglio di leggere!

Ciao Valerio, com’è iniziata la tua passione per la scrittura?

In realtà, non saprei dire con precisione come è iniziata. Il primo ricordo risale a quando avevo sei anni, nell’ufficio di mamma. Nell’attesa che terminasse di lavorare, passavo il tempo a disegnare fumetti (malissimo) e a creare storie. Come dicevano i miei genitori, “fantasticavo”.

Qual è stato il tuo percorso?

Tutto è iniziato quasi per gioco nel 2014 quando, spronato da alcuni colleghi, scrissi e pubblicai il primo romanzo per la casa editrice Edizioni del Faro. Stranamente, andò abbastanza bene (anche se oggi ammetto che il libro andrebbe riscritto).

I romanzi successivi, invece, li ho pubblicati col gruppo editoriale Alter Ego. Loro sono stati per me come una famiglia e mi hanno permesso di imparare molto. In più, hanno avuto il merito di farmi conoscere Diego Di Dio, quello che è diventato il mio “mentore”. Sono rimasto al gruppo editoriale Alter Ego, fin quando, lo scorso anno, fui contattato dalla Newton Compton. Erano interessati ai miei lavori. Ed eccomi qui, pronto a iniziare questa nuova avventura.

Hai qualche aneddoto da raccontare?

C’è un aneddoto che non ho mai raccontato a nessuno prima di oggi: avevo da poco pubblicato il mio primo romanzo e, su richiesta del direttore commerciale di una catena indipendente romana, andai presso una loro sede per organizzare una presentazione o un firmacopie.

Il direttore della libreria, per motivi che ancora oggi ignoro, iniziò a prendermi a male parole. Ricordo che raccolse il libro dallo scaffale e me lo lanciò addosso. “Cosa vorresti fare tu e il tuo libretto!”, mi disse un attimo prima che uscissi. Non pronunciai una parola e me ne andai a testa bassa. Qualche anno più tardi, passando davanti quella libreria, notai che uno dei miei romanzi si trovava tra i libri “più venduti”. Mi feci coraggio, entrai e chiesi del direttore: avrei voluto salutarlo e, se mi avesse riconosciuto, stringergli la mano e dirgli che non avevo nulla contro di lui.

Purtroppo, mi venne riferito che non lavorava più in quella libreria. Per me non fu né una “rivincita” e nemmeno una “rivalsa”. Lo racconto perché, in quel momento, mi sentii per la prima volta “legittimato a scrivere”. Come se avessi ricevuto un’autorizzazione.

Finalmente, avrei potuto fare quello che amavo senza disturbare nessuno.

Cosa consigli a chi vuole intraprendere la tua carriera di scrittore?

Semmai possa dare consigli, suggerisco sempre di studiare. Studiare e leggere. Bisogna scrivere solo se questa è un’esigenza dolorosa. Qualcosa che senti bruciare dentro e che ti lascia senza fiato. Poi, ancora, studiare e leggere.

Bisogna farsi trovare pronti perché, credetemi, se siete bravi il treno prima o poi passerà. E dovrete prenderlo al volo.

Per chi volesse avere più informazioni su Valerio, ecco qui il link al suo sito web personale: www.valeriomarra.com.

L’editoria non è solo libri. Oggi, sempre più, si spazia anche con i giochi da tavolo, soprattutto in alcuni generi come il fantasy, il “comics & games”.

Ci parla meglio del suo lavoro Spartaco Albertarelli, game designer per alcuni tra i giochi più noti del settore.

Ciao Spartaco, parlaci un po’ di te, di cosa ti occupi?

Io faccio il game designer di professione, mi occupo di giochi da tavolo. Lo faccio da sempre, avendo iniziato nel 1987 in Editrice Giochi, dove sono stato anche il product manager di alcune linee di giochi come Monopoli, Risiko, Scarabeo e Dungeons & Dragons.

Al mio attivo, ho più di 150 giochi molti dei quali pubblicati in diversi paesi del mondo, Corea e Giappone inclusi.

Oggi, sono anche titolare di una piccola casa editrice (KaleidosGames) e mi capita pure di insegnare come progettare giochi. Tengo infatti un corso sia allo IED (Istituto europeo di Design), sia alla SUPER (Scuola superiore di Arte applicata del Castello Sforzesco, antica istituzione milanese, che da tempo non è più al Castello Sforzesco…).

Ho passato la mia vita a occuparmi di giochi, non solo come professione, ma anche come materia di studio. Faccio parte di gruppi che si occupano dell’analisi dei giochi dell’antichità e, più in generale, cerco di studiare tutto quello che accade o è accaduto intorno al mondo del gioco.

Hai qualche aneddoto divertente o che ti ha reso molto orgoglioso del tuo lavoro?

Ne avrei a decine, ma diciamo che la cosa che più mi rende orgoglioso è vedere la gente che gioca e si diverte, magari in una fiera dove il gioco glielo spiego io, ma loro non sanno che sono l’autore…

Chi realizza giochi da tavolo lo fa in primo luogo perché è un appassionato e vedere altre persone appassionarsi a quello che è il proprio lavoro è una sensazione indescrivibile.

Di recente, mi sto divertendo molto a far giocare un gioco che si intitola VektoRace, una corsa di macchine… di carta. Ho proposto nel 2018, insieme all’amico Davide Ghelfi, un gioco progettato come una volta, tutto in carta e cartone, con alcuni elementi da montare incollandoli. In un mondo fatto di APP, e giochi con centinaia di straordinarie miniature in plastica, VektoRace avrebbe dovuto essere un flop. Invece, sta ottenendo un successo fuori da ogni logica, a dimostrazione del fatto che, alla fine, giochiamo perché siamo un po’ bambini e i bambini sono sempre uguali.

Cosa consigli a chi volesse percorrere la tua stessa strada professionale?

Consiglio solo di provarci e di sfruttare al massimo il momento d’oro che stanno vivendo i giochi in generale e quelli da tavolo in particolare.

Non è esistita epoca migliore di quella attuale per provare a trasformare questa passione in una professione, perché il mercato è più vivo che mai.

Come spiego sempre nei miei corsi, la cosa bella è che tutti noi siamo capaci di inventare giochi, per il semplice fatto che lo abbiamo fatto da bambini quindi, a conti fatti, il mio è forse l’unico mestiere al mondo che non richiede di essere imparato ma, al limite, di non essere dimenticato!

Per contattare Spartaco e conoscere i suoi lavori, ecco le sue pagine Facebook:

https://www.facebook.com/spartaco.albertarelli.game.designer/

https://www.facebook.com/VektoRace/

Sento troppo spesso colleghi agenti letterari o editori dire che gli autori (o aspiranti tali) non leggono. E non si tratta solo perché mostrano lacune linguistiche nei loro manoscritti, ma non leggono proprio le istruzioni di invio di un testo inedito in casa editrice! E, dunque, non guardano nemmeno il catalogo di quell’editore, spediscono a casaccio.

Come pretendono poi di risultare credibili, e quindi di essere pubblicati?

Il sito web di un editore è la vetrina che rappresenta la linea editoriale della casa editrice. Leggerlo, navigare attraverso le sue pagine mi sembra il minimo: non è che il vostro futuro editore chiede che voi autori, addirittura, leggiate i libri che produce, certo che no… ma il sito web, quello va letto.

Se l’editore chiede in valutazione solo 30 pagine, un capitolo o tutto il testo, lo scrive. E va rispettato quello che richiede. Per principio. Se l’editore chiede la sinossi di tutta la trama, compreso il finale del libro, voi scrivetela e mandategliela. Parleremo più avanti di come scrivere una sinossi, ma intanto, sappiate che è vostro compito scriverla e inviarla.

Altrettanto spesso, dato che la maggior parte degli autori (o sedicenti tali) non legge nemmeno le istruzioni per far funzionare un frullatore, si inviano manoscritti identici a qualche libro che l’editore ha già pubblicato; oppure, cose che non c’entrano nulla con la linea editoriale della casa editrice selezionata. Perché? Perché il sito web, che di solito contiene le novità uscite e le collane dell’editore, non viene letto. Si va solo alla pagina “contatti” e “invio manoscritti”, si copia e incolla la mail e si spedisce. Talvolta, si spedisce a indirizzi plurimi, senza nemmeno la decenza di mettere in copia nascosta gli interlocutori.

Ho sentito svariate volte degli autori (così si definiscono) dire che non leggono per “non restare influenzati”, che nemmeno rileggono il proprio manoscritto, perché loro “scrivono di pancia”. Auguri, dico io, se volete essere pubblicati. Lungi da me, però!

Per non parlare poi dei commenti superficiali di vari autori (o aspiranti tali) che bazzicano i social network, commenti ad articoli sul web, ma anche di giornale, di cui ci si limita a leggere solo il titolo, interpretando a caso. La comunicazione sta andando velocissima, ma senza approfondimento la vedo dura farsi una propria opinione, se non basata sul “sentito dire”.

Leggere con calma, studiare, informarsi, confrontarsi, chiedere e, già che ci siete, leggere pure i libri prodotti dal vostro editore ideale. Questo fa la differenza tra un autore che sarà pubblicato e uno che, invece, fa perdere tempo a chi lavora in questo settore.

Autori, voi leggete libri o articoli? Vi informate prima di inviare manoscritti? Fateci sapere la vostra esperienza!

Di solito, gli autori con cui lavoro mi chiedono: “Quanto ci mette una casa editrice a valutare un manoscritto? Quanto devo aspettare per ricevere risposta? Riceverò mai una risposta?”.

E anche tu che leggi, di sicuro, ti sei già posto simili domande. Ti do una risposta sulla base della mia esperienza di quasi 15 anni nell’editoria: Dipende; Dipende; In genere, no.

Quanto ci vuole e quanto c’è da aspettare. Se avete mandato il libro a un editore molto grande, campa cavallo! Ho visto una stanza nella redazione Newton Compton piena solo di carta e manoscritti. La maggior parte dei quali non sarà mai letta. Immagino cosa possa ricevere un editor responsabile di una collana da Mondadori! Ma allora, come fa un editor a smaltire tutti quei manoscritti? Ci sono vari stratagemmi.

In primis, di solito i testi ricevuti via mail si perdono perché arrivano a mail generiche, invece che direttamente alle persone interessate. Una volta che raggiungono la mail o la scrivania giusta, di solito si aprono e si legge sinossi e forse due/tre pagine a caso.

Qualche collega legge le pagine al numero che forma la sua data di nascita!

Passata questa prima scrematura, se ne vanno dritte nel cestino decine e decine di testi che non saranno mai letti fino in fondo. Poi qualcuno rimane, allora l’editor responsabile legge 20/30 pagine. Altra scrematura.

Infine, i testi che sopravvivono a cotanta crudeltà, vanno nelle mani di persone più o meno qualificate, di solito pagate pochissimo (ho sentito 20€ per leggere un manoscritto intero e redigere una scheda tecnica), ma che comunque si leggono i manoscritti ritenuti migliori dal chief editor.

Questi, infine, legge le schede e salva solo pochissime proposte. Poi si passa (in case editrici molto grandi) a una seconda o terza valutazione, soprattutto commerciale. L’ultimo a porre il veto o a firmare il contratto è il direttore editoriale, che spesso si identifica anche con il direttore commerciale.

Quindi, quanto ci vuole? Più la CE è grande, più parliamo di mesi o anche oltre l’anno.

Inoltre, lo scouting delle big non passa quasi mai per mail, bensì attraverso scuole di scrittura, riviste letterarie, premi e concorsi importanti, materiale da agenzie letterarie, classifiche Amazon in caso di autori self… di rado un manoscritto inviato via mail viene preso in considerazione. E, quando accade, sappiate che ha superato tutto questo passaggio di mano in mano, quindi merita sul serio!

Parlando sempre di grosse CE, se il chief editor o chi per lui si mette a rispondere a 100/200 mail al giorno (tante sono le proposte ricevute), oltre a tutte le mail e al resto del lavoro che ha da fare (editing, correzioni, eventi, corri dal capo, rispondi al collega, rispondi alle telefonate…), non lavorerebbe più. Quindi, o scattano le mail automatiche, oppure è più facile che non riceverete mai risposta.

Ora, tutto ciò vi rasserena, vi terrorizza, oppure in qualche modo saperlo vi fa sentire rassegnati e vi dedicherete ad altro, nell’attesa che il vostro libro venga valutato? Fatemi sapere!

Gite ad Auschwitz

Emanuele Calò

Genere: romanzo
Target: adulti
Battute totali: 590mila


Il Libro

Ad Auschwitz si va oggi in gita; taluni – i negazionisti – coi pesanti loro silenzi e con le loro elucubrazioni, considerano ancora che fosse così anche durante il nazismo. Quale senso può avere la memoria di un Olocausto se continua a incombere come un incubo sia su chi non riesce a sottrarsene ancorché non l’abbia vissuto/morto sia su chi lo nega?

Alberto Proceno e Lea Orsini sono i personaggi attorno ai quali ruota la vicenda. Lui è un professionista, assurto a presidente di una comunità ebraica romana riformista, lei non è ebrea, ma se non hanno in comune la religione, condividono alcuni tratti, come l’estrema modernità a fianco a una altrettanto estrema curiosità. Lui riceve delle minacce, che irrompono nella sua esistenza, sconvolgendola. Saranno queste insidie un filo che, intrecciato a vicende personali, legherà le diverse storie.

Alberto e Lea viaggiano nella Roma occupata, navigano attraverso i personaggi dell’epoca e lei porta il marito ad Auschwitz. Lo spunto è costituito dall’iniziativa della moglie, che approfittando del sonno o dell’assenza del marito, sfoglia di nascosto un brogliaccio del marito, dove convergono diverse storie, l’una legata all’altra.

L’Autore

Emanuele Calò è consigliere dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Ha pubblicato diciotto monografie e oltre duecento studi anche con Giuffré. Giurista e docente di Legge, si dedica a master e corsi di formazione, oltre a tenere corsi e convegni in tutto il mondo.

Adolf, come te

Nicola Sciannimanico

Genere: narrativa/storico
Target: adulti
Battute totali: 850mila


Il Libro

L’ascesa e la fine di Hitler visti dagli occhi di un bambino. I due si conoscono da ragazzini perché hanno lo stesso nome, Adolf. Diventano amici e il giovane Hitler sembra avere anche degli ideali positivi, tutti documentati dall’autore. La crescita e la discrepanza di idee dei due ragazzi e poi uomini sono trattati con delicatezza, pur nel loro orrore e documento storico vero e reale. Un modo di leggere il periodo con raffinatezza, gusto stilistico e bellezza.

Due amici, come i loro padri e come le loro nonne. Stessa infanzia, stessa adolescenza, svolte diverse. Metodo, ordine, traccia. Improvvisazione, incertezza, avventatezza.

Un viaggio insieme, Roma.

È dalla Città eterna che partirà il divario tra i loro destini; inizialmente travolti dalla magia dell’Urbe, in un continuo assorbire di tradizioni, di esoterismo, di numerologia, di alchimia, verranno gettatele basi del loro pensare. Si consolideranno i caratteri, si avvieranno i loro futuri.

Il primo, ambito sarto, vestirà l’alta società di tutta Europa; il secondo cercherà le ragioni della propria esistenza tra le fila dell’esercito tedesco, nel massacro che sconvolgerà il continente a inizio XX secolo. Saranno le lettere dal fronte ad alimentare la loro unione, così come le velleità politiche del più giovane, le sue disavventure giudiziarie, gli improbabili intrecci sociali che lo condurranno a prendere in pugno l’Europa fino a soggiogarla, venendo poi tristemente ricordato come uno dei più feroci e instabili dittatori.

Da queste pagine emergerà però un personaggio inedito che la storia non ha mai ipotizzato. Folle oceaniche lo osanneranno, lo assurgeranno a guida politica e spirituale.

L’Autore

Sciannimanico, per troppa passione per la musica si è immerso in quel l’illusione come tecnico del suono, poi musicante (più che musicista) e infine venditore di strumenti musicali. Ha prestato la sua penna per “Il giallo e il nero” (rivista di letteratura noire) e per “Monitor Lazio” (rivista di politica e cultura), entrambi non più edite. Da 17 anni, impiegato presso un corriere espresso internazionale.

Se solo avessero saputo… Ma forse è solo fantasia.