Da qualche anno, noto un proliferare di corsi di scrittura creativa anche qui in Italia. Fenomeno Made in USA, dove la scrittura professionale e creativa è un mestiere che si insegna anche all’università, qui da noi per la maggior parte (fatte le dovute eccezioni con una storia decennale alle spalle) simili scuole sono create per chi ha poco tempo, quindi con corsi sempre più snelli e veloci.

La professionalità dei docenti che tengono i corsi di scrittura creativa è spesso ottima, soprattutto nata sul campo, dopo anni di lavoro in redazioni e con centinaia di autori.
Di recente, un libro cerca di smontare le scuole di scrittura creativa, criticando chi insegna a omologare stili e scelte narrative, quasi che a vendere fossero sempre e solo certi modelli. Il che, da un lato, è vero: moltissimi editori hanno collane di successo, con un pubblico fidelizzato, che vuole quello e soltanto quello stile. Ma davvero insegnare tecniche uguali a loro stesse può chiamarsi creatività?
Ora, se un autore parte da zero, una buona scuola di scrittura gli insegna a studiare libri belli e anche libri brutti, a capire il motivo della differenza fra i due, a copiare tante tecniche. Può farlo anche da autodidatta, certo, ma ci vuole più tempo, i rischi sono di buttarsi in un’editoria dai contratti dubbi, fino a brancolare nel buio per quanto riguarda la promozione.
Quindi, io sono tra coloro che stra-consigliano le scuole di scrittura. Quel che critico, e qui mi allaccio al nuovo saggio che millanta la chiusura di tutte le scuole di scrittura creativa, è proprio nel termine ‘creatività’.
Si possono insegnare le tecniche, si può spiegare la differenza tra un libro bello e un libro brutto, si può insegnare a leggere e scrivere in un certo modo.
Ma nessuno può insegnarvi a essere creativi. Se per creatività si intende tirare fuori la propria identità di autore, la propria passione e il gusto per quel che si scrive. Far nascere le idee, ecco, questo non può insegnarlo nessuno.
Quindi, bene che ci siano sempre nuove scuole di scrittura ma, amici autori, lasciate che la vostra creatività emerga anche oltre la tecnica: sognate a occhi aperti nuove storie e nuove trame, magari mentre vi dedicate ad altro.
Io le mie storie le creo quando sono rilassata, oppure quando faccio azioni ripetitive, come guidare.
Perché la creatività non si insegna, ma è in ognuno di noi, nella nostra anima. Basta pigiare il tasto giusto della coscienza, e accedervi sarà più facile.
Buoni sogni, allora, e alla prossima trama che, se vorrete, leggerò insieme a voi.