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Buongiorno amici autori! Oggi, voglio parlarvi di un’autrice che ha scritto un racconto per bambini, che mi sta molto a cuore. Lei è Tatiana Primadei, il suo bel libro a colori è La pappagallina Lola. Lo spettro magico (Astro edizioni). Sappiamo anche che il prossimo 2 aprile sarà la Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo.

L’intento della favola La pappagallina Lola è infatti sensibilizzare soprattutto le famiglie, poi i bambini, all’inclusione. Lola è molto particolare, vive in un mondo tutto suo, quello dello spettro autistico. Eppure, appena la sua famiglia riesce a comunicare con lei, scoprono che quel mondo è un arcobaleno!

Parte dei diritti d’autore ricavati dalla vendita di questo libro vanno in donazione all’associazione SerenaMente Onlus, che si occupa di inclusione per le famiglie che convivono con la disabilità. Tatiana sarà in diretta con noi, sulla pagina Agente letterario nella rubrica “A tu per tu con l’autore”, per parlare di Lola venerdì 26 marzo alle 16:30. Conosciamola adesso un po’ meglio…

Ciao Tatiana, parlaci di te…

Da dove inizio? Partiamo dal fatto che La Pappagallina Lola. Lo spettro magico è il mio primo libro. Questo non vuol dire che prima di questo non abbia mai scritto, anzi… ho sempre avuto un “diario” e sentito il bisogno di scrivere. E di leggere. Tuttavia, ai tempi dell’università, al momento di scegliere quali studi intraprendere, ho scelto Ingegneria. Questa scelta ha tracciato anche il mio percorso professionale. Lavoro in Pianificazione e Controllo. Dunque, sono circondata dai numeri, eppure ho continuato ad amare le parole.

Tra tutte le parole che ho incontrato nella mia vita, quella che l’ha stravolta è stata: AUTISMO. Parliamo di 5 anni fa, ormai. Ero mamma da poco meno di due anni di una bellissima bimba di nome Alma, ed ero incinta da pochi mesi, una sorellina era in arrivo… Ero stanca, stravolta e felice, la maternità mi aveva rimesso i piedi a terra, riportato a contatto con la parte primordiale di me stessa, facendomi riscoprire quel posto in cui non c’era spazio per i numeri né per le parole, ma solo per l’essenziale, per le cure, per l’amore… e per i pannolini, i biberon, le pappe.

Le giornate scorrevano veloci, Alma cresceva e iniziava a esplorare il mondo, ma qualcosa non mi tornava, relazionarmi con lei non era come mi aspettavo, senza sapere in modo chiaro cosa dovessi aspettarmi. Iniziavo a farmi domande, a guardare gli altri bimbi, quasi mi sentivo in colpa del fatto che cercavo di paragonarla a qualcun’altro… che sciocca che ero! Lei era unica. Eppure, poco a poco quei comportamenti di Alma, raccolti tutti insieme trovarono un nome, i medici mi dissero chiaramente che mia figlia aveva l’autismo. Non aveva nemmeno 2 anni. Una vita davanti. C’è voluto un po’ per capire che quello che in quel momento sembrava la fine, in realtà sarebbe stato l’inizio di un nuovo viaggio.

Un viaggio che, nella favola della pappagallina Lola, è diventato il viaggio di Runa, alla ricerca di risposte e soprattutto di strumenti per conoscere e per far conoscere. Per avvicinare, per andare oltre la paura, oltre l’autismo, verso un futuro più consapevole e un mondo più accogliente nei confronti della diversità.

Vuoi spiegarci meglio di cosa si occupa l’associazione SerenaMente Onlus?

Aiuta le persone a credere che, insieme, si può costruire un pezzo di mondo basato sul rispetto, sulla fiducia e sull’accoglienza. Dopo pochi mesi dalla diagnosi, io e mio marito ci siamo accorti che le nostre aspettative, rispetto al tipo di percorso che avevamo in mente per nostra figlia, non collimavano con quello che la realtà ci offriva. Giorno dopo giorno, si faceva sempre più chiara, nella nostra testa, l’idea di volere, al di là di ogni percorso riabilitativo, che nostra figlia potesse essere felice in mezzo agli altri.

L’associazione SerenaMente nasce con l’idea di trasformare in servizi per le famiglie una cultura volta all’inclusione sociale. In quest’ottica, organizziamo attività per bambini, percorsi educativi, centri estivi ed esperienze outdoor in piccolo gruppo, offrendo l’opportunità ai bambini con autismo o altre difficoltà di interagire con i loro amichetti in un contesto dove la disabilità non sia vista come un taboo, ma come uno degli infiniti modi di stare al mondo. Nella stessa direzione vanno i nostri progetti di sensibilizzazione e informazione.

Hai scritto una favola per bambini, con dei disegni bellissimi: La pappagallina Lola. Lo spettro magico. Spiegaci come è nato il progetto.

Ho passato i primi mesi dell’autismo a studiare manuali. Mentre elaboravo il dolore, ho assimilato definizioni scientifiche, ho imparato nuovi termini. In quei mesi ho letto romanzi, biografie, manuali e articoli… tutto ciò che mi capitasse a tiro, che avesse a che fare con l’autismo. Ingoiavo blocchi d’autismo. Scrivere era una forma di digestione, all’epoca. Scrivevo per familiarizzare, per esaminare, per sfogo, per necessità. Per arrivare al fondo delle cose e poi risalire. Volevo capire, ed essere in grado a mia volta di spiegare.

Partiamo da una difficoltà immensa: l’autismo è una condizione complessa e variegata, condiziona profondamente il modo di comunicare, interagire e relazionarsi con il mondo circostante, che sia esso composto da persone o oggetti. Non è visibile a primo impatto. Non ci sono tratti somatici o caratteristiche fisiche che riconducono a esso. Le manifestazioni sono comportamentali: difficoltà nella comunicazione, nell’interazione, interessi ristretti, stereotipie, comportamenti-problema.

Per quanto complesso, avevo capito piuttosto bene come poter spiegare la condizione autistica a un adulto… diverso è stato quando sono arrivate le prime domande dei bambini. E di Mira: la mia secondogenita che, nel frattempo, aveva compiuto tre anni e iniziava a comprendere che la sorella si comportava in modo “diverso” rispetto agli altri bambini della sua età.

Tutti i termini che avevo imparato si sgretolavano di fronte alle loro semplici domande, non avevano senso. Allora, ho iniziato di nuovo a scavare… e in questo nuovo viaggio dentro di me, ho trovato una famiglia di pappagalli, una mamma un papà e due pappagalline, di cui una viveva all’interno di un arcobaleno. E funzionava. Con loro riuscivo a trasfigurare l’autismo, a raccontarlo ai bambini. L’idea di Lola non è solo far comprendere, ma soprattutto offrire dei mezzi per la relazione e l’inclusione, mezzi che nel libro prendono la forma di oggetti tangibili: il campanellino, la lente, il metro, i veli colorati. I quattro pappagalli rappresentano la mia famiglia: sono realizzati in gomma eva e feltro; questo ha reso le varie letture dal vivo “vere” e mi ha dato la possibilità di coinvolgere attivamente i bambini, ponendo le basi per l’interesse e l’ascolto. Agitare in aria il campanellino durante il racconto, misurare la distanza tra i cuori… e vedere Mira col suo pappagallino verde raccontare agli amichetti le peripezie di Lola e Ramì. Così diverse e così uguali. Così vicine e così lontane.

Hai qualche aneddoto da raccontarci, sia come autrice, sia come fondatrice di SerenaMente Onlus?

Mi è capitato diverse volte di nominare il disturbo dello spettro autistico… e di sentirmi dire che la parola “spettro” richiamasse nell’immaginario l’idea di “fantasma”. Io, quando ho sentito spettro la prima volta, ho subito pensato invece allo spettro della luce e ai colori dell’arcobaleno. E ho voluto richiamare questa visione, con La pappagallina Lola. Lo spettro magico.

Il titolo del libro è già in sé un primo tentativo di accorciare le distanze, associando il termine spettro all’arcobaleno che circonda Lola. L’arcobaleno è anche il simbolo della nostra associazione. Non solo, il giorno della prima presentazione di Lola, abbiamo organizzato l’evento nel cortile interno di Palazzo Chigi a Formello; pioveva e smetteva, proprio come avviene nel libro… essendo l’evento all’aperto, eravamo in dubbio sull’allestimento degli spazi, fino a 15 minuti prima di cominciare. Quando, a darci fiducia, è apparso nel cielo un bellissimo arco di luce…

In ultimo, la domanda che faccio a tutti: cosa consigli a un autore che, come te, ha qualcosa di forte e importante da raccontare e vuole pubblicarlo?

I consigli sono sempre la parte più difficile, perché dipendono molto dal vissuto e quindi sono difficilmente generalizzabili. Tuttavia, il consiglio che mi sento di dare a chi volesse pubblicare un libro è quello di instaurare una relazione molto profonda con quello che si scrive (e che si propone quindi a un editore).

Di seguire l’ispirazione e dare forma ai pensieri e poi di prendersi cura delle parole che sceglie, dei personaggi dei luoghi… è un’occasione unica quella di poter creare ma, e forse questo lo dico anche da mamma, la “creazione” è solo l’inizio del viaggio 🙂

Buon viaggio a tutti, nel mondo arcobaleno di Lola, in attesa di vedere l’autrice, Tatiana Primadei, in diretta sulla pagina Facebook di Agente letterario, nella rubrica “A tu per tu con l’autore”, venerdì 26 marzo alle ore 16:30. Vi aspettiamo!

Ho conosciuto Iris casualmente, mi ha contattato lei in chat, sulla mia pagina di Agente letterario. Dopo una prima telefonata in cui mi ha riempito di domande, finalmente troviamo la quadra. E Iris Bonetti è finalmente rappresentata dalla mia agenzia. Sì, perché la ragazza ha stoffa, ha cuore e carattere e sa scrivere molto bene.

Venerdì 12 marzo 2021, ore 15, Iris sarà in diretta sulla mia pagina Facebook di Agente letterario, con una bella intervista nella rubrica “A tu per tu con l’autore”.

Intanto, conosciamola meglio…

Iris, parlaci un po’ di te, da dove parte la tua passione per la scrittura?

La passione della scrittura è nata quando ero molto giovane. Rappresentava per me un modo per esternare emozioni, sogni e pensieri. Ne ho messi di racconti e storie nel cassetto! Se non le avessi persi negli anni, sarebbero ancora lì ad aspettarmi. Poi, nel 2014, un’amicizia inattesa mi ha aperto di nuovo le porte a questo grande sogno: scrivere.

Con una socia, infatti, ho fondato una piccola casa editrice per bambini, per la quale ho avuto anche modo di scrivere. Quell’esperienza mi ha consentito di riprendere la mia passione, rivolgendomi ai lettori più piccoli. La casa editrice mi ha dato molto e mi ha concesso di conoscere meglio il mondo editoriale.

Di recente, hai pubblicato come autrice self publisher, due volumi di due generi diversi: Isolati ed Empatia. Vuoi parlarcene?

A un certo punto, ho sentito l’esigenza di passare da una scrittura per bambini a una per adulti. Ma la vera spinta mi è arrivata dalla storia stessa che si stava formando nella mia testa. Mi riferisco alla trama del primo romanzo che ho scritto: Empatia. Si tratta di un thriller distopico, basato su sperimentazioni scientifiche, ambientato in diversi luoghi. È una storia che ho amato molto e che decisi di auto pubblicare, per non aspettare i lunghissimi tempi editoriali. Questo perché sentivo un desiderio impellente di confrontarmi coi lettori. Lettori che non fossero amici compiacenti, bensì estranei, pronti a giudicare il mio lavoro. Avevo bisogno di capire se stessi andando nel verso giusto, se la mia scrittura fosse in grado di emozionare, coinvolgere e offrire tutte quelle sensazioni che un buon libro è in grado di dare. La risposta fu estremamente positiva e, pertanto, decisi di cercare un agente letterario con cui collaborare, e ho trovato te, Francesca! Nel frattempo, avevo terminato anche il mio secondo romanzo, Isolati, questa volta di avventura, che decisi di auto pubblicare allo stesso modo. Anche per quest’ultimo romanzo ricevo ottime recensioni e giudizi dal pubblico.

Come va la tua impresa di autrice self? Di fatto, sei imprenditrice di te stessa. Hai qualche consiglio da dare ad autori che approcciano questo modo di pubblicarsi?

Il self mi sta dando delle buone soddisfazioni ma, riflettendoci, con l’esperienza maturata e le informazioni raccolte in questi due anni, oggi farei scelte differenti: non auto pubblicherei più i miei romanzi, o quantomeno, prima proverei la strada tradizionale cercando un buon editore per mezzo di un agente letterario, che sappia supportarti e tutelarti. Questo perché ho compreso che, per fare il salto di qualità come autore, serve un buon editore alle spalle, pronto a scommettere sul tuo lavoro e che decida di investirci. Questo amplifica il peso e l’importanza di ciò che hai scritto, oltre a consentirti una presenza più capillare nel tessuto librario italiano, quindi maggiore visibilità. Infatti, l’ultimo romanzo che ho da poco terminato di scrivere, un thriller, l’ho affidato subito a te, Agente letterario, nella speranza di pubblicarlo con una valida casa editrice.

So che, in passato, hai lavorato presso una casa editrice per bambini, e che hai scritto anche storie per i più piccoli. Hai qualche aneddoto da raccontarci?

Sì, come accennavo prima, aprii una piccola casa editrice per bambini. Un aneddoto? Più che altro, mi viene in mente una cosa buffa: avevo scritto una fiaba su uno struzzo e, visto che svolgevo anche diversi laboratori e narrazioni dal vivo coi bambini, un giorno, io e la mia socia, decidemmo di procurarci delle vere piume e uova di struzzo. Ricordo che trovammo un allevamento vicino a Crema, dove ci procurammo il tutto. A parte tornare a casa in auto inzaccherate di guano, ricordo che ci cucinammo una mega frittata con quelle due gigantesche uova, forandole col trapano, e allagando il piano cottura. Le uova e le piume le ho ancora, come i ricordi di tutti gli incontri coi giovani lettori. Bellissimo!

In ultimo, domanda di rito: a un autore emergente che per la prima volta decide di pubblicare, cosa consigli?

A un autore emergente mi sento di consigliare sostanzialmente tre cose: come prima, terminato il suo testo, dopo molteplici letture, di mandarlo a un buon editor (investimento valido); come seconda, cercarsi un buon agente letterario e come terza, armarsi di grande pazienza (i tempi editoriali sono “biblici”), perché con la fretta non si fanno, a mio avviso, le scelte più giuste.

Grazie, Iris! Vi aspettiamo per la sua intervista live, sulla pagina Facebook di Agente letterario, venerdì 12 marzo 2021, alle ore 15, nella rubrica “A tu per tu con l’autore”.

Di recente, mi sto appassionando a tutto ciò che riguarda lo storytelling, ovvero il raccontare storie. Sarà che scrivere e leggere storie è il mio lavoro (oltre che un grande piacere quotidiano da sempre, per me), ma sto trovando moltissime analogie tra quel che faccio di mestiere e il marketing.

Sì, perché il passaparola, lo scambio di storie ed emozioni, è forse il modo in cui le aziende riescono a catturare il cliente, instaurando con lui/lei un rapporto di fiducia, di familiarità. In gergo, brand awareness, che significa “consapevolezza del marchio”, dell’azienda. Le persone ti conoscono, perché sono consapevoli non solo che tu esisti (questo lo fa qualunque pubblicità bombardante!), ma che trasmetti loro emozioni, e che per questo, amici e parenti consigliano proprio te ad altri amici e parenti.

Sto notando che il marketing diventa sempre più scrittura emotiva, in grado di conquistare la fiducia delle persone, entrare nella loro sfera privata ed emotiva. Un modo, ad esempio, è puntare sulle esperienze, sia dell’azienda che comunica, sia a chiedere feedback sulle esperienze vissute dalle persone stesse. Uno scambio, un coinvolgimento, un ascolto reciproco che entra in confidenza.

Proprio come avviene con un personaggio che amiamo (oppure odiamo!) di un libro: sembra un nostro amico, fratello, compagno… se ben costruito dall’autore, sembra quasi che questo personaggio noi lo conoscessimo da sempre e, addirittura, ci identifichiamo in lui. Insomma, il nuovo modo di comunicare l’azienda e il prodotto è sempre più questione di costruzione narrativa, in modo emotivo, che punti all’esperienza vissuta dell’azienda (la sua storia, da dove viene e dove sta andando), arrivando anche all’ascolto delle esperienze delle persone.

La comunicazione punta sull’emozione, non è più “ti convinco a comprare il mio prodotto”, ma un con-vincere, “vinciamo insieme, perché io e te ci assomigliamo”.

Per questo, con la mia agenzia e la mia casa editrice, Astro edizioni, stiamo mettendo su un team di esperti che fanno del marketing e della comunicazione il loro fiore all’occhiello, attraverso: libri cartacei illustrati, stampati pop-up e cartotecnica, eventi e distribuzione nazionale, realizzazione di app interattive e videogames, emozionare sui social media e anche con l’ufficio stampa classico.

Nel corso delle settimane, presenteremo il nostro staff. Nel frattempo, buona narrazione emotiva a tutti!

Amici! Riprendiamo le chiacchierate di agente letterario con gli autori, scrittori più o meno noti, tutti abili e volenterosi. Oggi, parleremo con Roberto Re che ha appena pubblicato una novità per i tipi di GPM Edizioni, Gli anni mancanti.

Roberto è noto per la sua trilogia dedicata a Il killer delle fiabe, GDS Edizioni. Il titolo, a otto anni dall’uscita, vanta ancora molti lettori avidi, che avranno da cimentarsi in un romanzo un po’ diverso, ma che riserva sorprese e ci catapulta in pieni anni ’90. Allora, tenete vicino i fazzoletti, perché i vostri ricordi saranno “spalancati”, da quelli più felici a quelli “mancanti”, grazie al romanzo Gli anni mancanti.

Per maggiori informazioni, Roberto Re sarà ospite di questa pagina con la diretta di agente letterario “A tu per tu con l’autore”, domenica 28 febbraio, alle ore 16:30.

Ciao Roberto, parlaci un po’ di te. Com’è iniziata la tua avventura di scrittore?

Ciao a tutti. È iniziata da molto giovane, ho sempre avuto la passione di inventare storie, unita a quella per la lettura. Così, un po’ alla volta, ho provato a farla diventare qualcosa in più, e sono arrivato alla pubblicazione inizialmente di due romanzi fantasy, un racconto in una antologia, fino ad arrivare a quello che posso davvero considerare come il punto di svolta, cioè la trilogia thriller de Il killer delle fiabe. Poi, dopo essermi preso quasi cinque anni di pausa, eccomi al nuovo lavoro, dove ho voluto cambiare genere e cimentarmi in qualcosa che, probabilmente, chi mi conosce bene e chi mi ha conosciuto per quella serie, non si sarebbe mai aspettato da me.

Il tuo nuovo romanzo, Gli anni mancanti (GPM edizioni), è un tuffo nel passato, negli anni Novanta. Cosa ti ha riportato ai “bei tempi” andati?

Per chi ha all’incirca la mia età, gli inizi degli anni ’90 sono stati quelli delle prime grandi scelte: abbiamo dovuto decidere quale percorso scolastico ci avrebbe inseriti nel mondo dei “grandi”, eravamo nel pieno dell’adolescenza e, quindi, dei primi rapporti sentimentali, le prime cotte e le prime sbandate. Gli anni delle uscite con gli amici, quando il tempo non era occupato dall’utilizzo degli smartphone e la tecnologia non aveva ancora preso il sopravvento sui rapporti umani. Gli anni delle scelte anche non fatte, per molti motivi, ma soprattutto per paura proprio di dover prendere delle decisioni.

Gli anni mancanti è un titolo che si può leggere in entrambe le direzioni. Guardandosi indietro, sono quegli anni che sentiamo di aver perso per non aver preso delle decisioni che, col tempo, abbiamo rimpianto. Guardandoci avanti, sono quegli anni che abbiamo ancora davanti a noi per porre rimedio a quello che vogliamo recuperare, trovando il modo e la volontà per farlo.

Hai degli aneddoti da raccontarci, nella tua vita di autore?

Beh, ci sono aneddoti collegati alla trilogia thriller, per esempio. Essendo ambientata nei luoghi in cui vivo, è stato bello sapere di gente che è venuta fin qui per vedere gli ambienti che aveva incontrato leggendo la storia, gente che è andata a visitare alcuni dei luoghi più suggestivi solo per avere un “effetto visivo” di dove i personaggi si muovevano.

Riguardo invece a Gli anni mancanti, è stato un tipo di impatto diverso: mi arrivano svariati messaggi di persone che, dopo averlo letto, mi parlano di un senso di malinconia che li ha attanagliati arrivati alla fine, mi raccontano le loro esperienze, cosa hanno voluto cambiare della loro vita. Un po’ come se, pur essendo uno sconosciuto, fossi in realtà un confidente, per averli portati a ripercorrere quei momenti della loro vita. C’è anche chi si è tatuato sulla pelle una frase portante del libro, insieme alla mia firma, ed è una delle poche volte nella mia vita che sono rimasto a corto di parole…

Per salutarci, domanda di rito: cosa puoi suggerire a un emergente che si affaccia per la prima volta al mondo dell’editoria?

Di considerare la scrittura come un lavoro. Se lo fai con entusiasmo e passione, puoi toglierti soddisfazioni, se lo fai con arroganza pensando di essere il nuovo fenomeno letterario, quando hai ancora tutto da dimostrare… beh, ci sono tanti altri modi per occupare il tempo libero.

Agente letterario e l’autore Roberto Re saranno in diretta domenica 28 febbraio, ore 16:30, sulla pagina Facebook. Vi aspetto numerosi!

Non venite a dirmi che non sono carini, dai! Che non li comprereste…

Questi pucciosi cricetini, o scoiattoli che siano, rivestono delle semplici noci, di cui forse abbiamo fatto incetta sotto le recenti festività. Eppure, l’azienda che produce il simpatico pacchetto ha vinto su tutte le altre. E non mi stupirei di trovare dati di vendita superiori rispetto ad altre confezioni di noci (a parità di rapporto qualità / prezzo).

Insomma, il contenuto è simile a tanti altri, ma il packaging, ovvero il contenitore / aspetto estetico, è notevolmente superiore e vincente.

Mi rivolgo ora agli amici autori con cui collaboro: non basta solo saper scrivere bene. Certo, direi che è un 70% del lavoro, è un must imparare, migliorarsi e crescere a livello tecnico, studiando e leggendo. Il restante 30% del successo del vostro libro lo fa il modo in cui vi presentate. Sia all’editore o all’agente letterario, nel caso in cui stiate inviando un manoscritto inedito, sia al vostro potenziale pubblico, qualora abbiate già pubblicato. È impensabile, oggi, scrivere (bene) e basta,  ipotizzando che il libro si venda da solo.

L’apparenza non inganna assolutamente, se dietro di essa c’è la qualità. Anzi, è sempre più un must.

Come editore, sono ogni giorno alla ricerca di nuove idee, di packaging esteriori per i libri che pubblico più moderni, belli a livello estetico, godibili nella ruvidezza della carta e nel colpo d’occhio. Cerco nuovi talenti tra illustratori e artisti, tra grafici e designer di copertine. Sì, perché bisogna avere conoscenze anche di progettazione e design per fare davvero la differenza. E studio gli editori stranieri, i prodotti per l’edicola, di altri mercati fuori confine.

Il packaging, dunque, fa la differenza eccome! Buone noci e cricetini a tutti.

Buone notizie per gli amanti dei GDR (giochi di ruolo) online, interattivi e anche “fisici”. Da qualche mese è confermata l’ascesa di vendite dei buoni, vecchi e cari librogame, i libri gioco, quelli con i dadi in fondo alla pagina, per intenderci.

Dallo scorso Lucca Comics & Games, fiera di riferimento per il settore fantastico e ludico, emerge proprio questa realtà: dalla ristampa di Vincent Books del ben noto “Lupo solitario” di Joe Dever, che appassionò lettori e giocatori negli anni Ottanta/Novanta, fino ai nuovi titoli di editori e autori emergenti.

È aumentata la produzione di questi libri “interattivi”, così come i canali di informazione sono sempre più attenti al ritorno del fenomeno. E l’interesse è vivo anche tra i produttori di videogiochi, come discusso nell’evento “Letteratura e Gamification – Dal librogame al ruolo del testo nelle opere interattive”, promosso da Astro edizioni – editore ormai affermato in ambito fantasy italiano e non solo – Vigamus Museo del videogioco, Vigamus Academy, AIOMI e GamesVillage, produttori di contenuti e prodotti videoludici di livello internazionale.

Per partecipare all’evento: https://us02web.zoom.us/j/82404954530

Il librogame è quindi un ritorno per i vecchi appassionati, quelli che spendevano ore a costruire il personaggio, anche a “barare” spulciando tra le pagine e cercando il bivio migliore da seguire. E si confermano anche nuovi lettori, che tornano agli stand al Lucca Comics & Games per chiedere nuove avventure da giocare, in una forma di personalizzazione su carta che, sempre più, si avvicinerà al videogame interattivo e virtuale.

Un buon modo, insomma, per rispolverare i vecchi libri-gioco in cantina, nelle case degli appassionati, e di avvicinare le nuove generazioni al libro che, della personalizzazione e interattività fanno oggi la loro ragione comunicativa.

Al prossimo librogame, allora!

10) Non posso inviarti il mio manoscritto via email, perché tu me lo ruberesti.
9) Un agente letterario dovrebbe vivere di sole royalties dai libri che fa pubblicare – già premio Top seller 2010.
8 ) LA PAGINA AUTORE e IL PROFILO NomeCognome SCRITTORE.
7) “Quanto mi dai di anticipo?” – a pari merito con “Quando uscirà il film sul mio libro?”
6) Il controllo maniacale delle classifiche Amazon, a un minuto dalla pubblicazione del proprio romanzo – con crescente grado di PERVERSIONE e SADISMO.
5) Il concetto per cui un libro lo vende l’editore, e io autore me ne sbatto della promozione, di fare eventi perché ho sempre altro da fare, di presenziare agli stand in fiera, di esserci ai firmacopie e nei gruppi di lettura e scrittura sovvertendo ogni legge della fisica conosciuta per cui un autore, dopo aver pubblicato, viene inghiottito da un BUCO NERO e sparisce nel nulla, tanto il suo ‘l’ha già fatto’.
4) “IO NON LEGGO, IO SCRIVO”.
3) Crisi isteriche e tentativi di OMICIDIO/SUICIDIO se tu editore o agente letterario dimentichi di rispondere a un messaggio WhatsApp.
2) Ho già pubblicato con editore Big. (Indago, e scopro che si è autopubblicato con service di stampa che distribuiscono – in teoria e via ISBN – anche nella catena a marchio di questo editore Big)
1) Ti garantisco il 50% dei miei diritti, appena mi farai firmare con un editore BIG – già premio “The Saw – il Sadico Enigmista 2015”.
Menzione d’onore: Tutti mi hanno detto che il mio romanzo è bello .
Premio della critica: Io non ho bisogno di un editing, nessuno può cambiare il mio manoscritto.
Televoto: Io scrivo meglio di Tal dei Tali che ha pubblicato con questo editore Big.
Con ironia e affetto, un augurio di Buone feste a tutti i miei amici autori e colleghi agenti ed editori!
Nb. Post ispirato al post pubblicato sulla pagina Prof. Guido Saraceni – Dieci Ottime Ragioni Per Restare Single A Vita.

Oggi voglio presentarvi un’autrice di cui curo, come editor, tutta la produzione, da quando l’ho conosciuta come talentuosa scrittrice, e anche abile promotrice di se stessa, in una piccola fiera dentro un bellissimo castello lombardo.

Lei è Marta Leandra Mandelli, prolifica autrice fantasy e non solo, che oggi pubblica con Acar Edizioni.

Ciao Marta, parlaci un po’ di te. Di cosa ti occupi nella vita?

Scrivo fantasy da oltre dieci anni e, al momento, sto lavorando al mio nono romanzo. Per me, la scrittura è una grande passione che, con il tempo e una bella iniezione di energia, è diventata una professione. Buona parte delle mie giornate è dedicata alla scrittura, nei suoi vari aspetti. Infatti, ho sempre un progetto in cantiere, ma non solo: sono attiva in prima linea per la promozione dei miei libri, tra rassegne di settore e firma copie in libreria. Benché io non ami i social network, sono una parte importantissima nella vita di un’artista. Chi li usa per la propria professione sa quanto tempo richieda aggiornare i profili e creare “vetrine” accattivanti…

Quando non ho il naso tra i manoscritti, lavoro con la mia famiglia e con mio marito. Anche lui svolge un’attività creativa che necessita di un supporto tutt’altro che creativo. Ci siamo trovati!

Com’è nata la tua passione per il fantasy e la scrittura?

Adoro leggere e sono una forte lettrice. La passione per il fantasy è venuta in un secondo momento, se così si può dire, visto che ho iniziato a leggere molto presto. Il mio primo amore è stato Agatha Christie, in terza elementare, scoperta grazie a Il Natale di Poirot. Dopo aver fatto scorpacciate di gialli inglesi e classici abbordabili, ho provato altri generi.

Mi sento spesso dire che il fantasy è per i bambini, e non in senso buono. Io, al contrario, più invecchio e più mi appassiono. Sono convinta che il fantasy, nelle sue varie declinazioni, sia per un lettore intelligente, che è in grado di comprendere ciò che non esiste e che ha voglia di andare oltre le parole. Il fantasy è metafora, è un regno sublime in cui la letteratura di evasione si fa portatrice di tematiche importanti.

La passione per le scrittura è venuta per caso. Molti artisti hanno aneddoti strabilianti: io ho i Linkin’Park, perché è grazie alle atmosfere e alle liriche delle loro canzoni che ho sentito l’esigenza di scrivere la mia prima storia. Da quel momento, non ho più smesso. Si è spalancato un mondo di meraviglie tutte da esplorare. Il costo del viaggio? Fatica, duro lavoro, determinazione, voglia di andare avanti e di migliorarsi. L’aspetto positivo di questo prezzo è che richiede risorse che posso trovare dentro di me. In altre parole, scrivere è anche un lavoro su me stessa.

Vuoi raccontarci qualche aneddoto della tua vita da scrittrice?

In questi anni di scrittura, ho avuto esperienze disparate, nel bene e nel male. Ciò che non smette mai di stupirmi è la strana sincronicità che nasce ogni volta che inizio una nuova storia. Mi piace pensare alla creatività come a una sorta di lunghezza d’onda su cui sintonizzarsi. Quando presto ascolto a questa frequenza, essa risuona intorno a me. Vi faccio qualche esempio: nella trilogia di Oltremondo, Siobhan – la protagonista – ha un occhio con una macchiolina chiara nell’iride. Non ho mai incontrato tante persone con gli occhi di colore diverso come quando iniziai a scrivere Petali di rosa e fili di ragnatela – il primo romanzo della serie. Ancora, quando decisi che la protagonista di Waylock. I principi di Shirien si sarebbe chiamata Lysanne, ero a un firma copie e mi appuntai il nome su un foglietto. Non feci in tempo a finire di scrivere, che una lettrice mi chiese la dedica su uno dei romanzi già pubblicati: si chiamava Lisanna, un nome che non avevo nemmeno sentito prima.

Negli ultimi tempi, mi sto dedicando a storie ambientate in dimore d’epoca, e anche la prossima seguirà questo filone. Qui, potrei scrivere un libro soltanto sulle “coincidenze”. Vi basti sapere che nel caso de Il segno del falco, il mio ultimo romanzo gotico ambientato nel castello di San Salvatore in Veneto, un falco decise di fare il nido nel mastio proprio l’estate antecedente l’uscita.

Com’è il tuo rapporto con gli editori, e con gli editor che lavorano ai tuoi romanzi?

Negli anni, è stato altalenante. Il mondo dell’editoria non è proprio una passeggiata di salute. 

Comunque sia, al momento sto pubblicando con Edizioni A.Car, una casa editrice del milanese, e mi sto trovando molto bene. Si tratta di una realtà piccola, ma dinamica, con cui ho un ottimo rapporto. Ci confrontiamo spesso su come muoverci per valorizzare i romanzi. Ha un distributore nazionale efficiente, che mi permette di organizzare i firma copie nelle librerie.

Per quanto riguarda l’editing, a beneficio di chi leggerà questa intervista, lavoro da anni con Francesca Costantino. Mi trovo molto bene, perché mi ha offerto spunti di riflessione stilistica importanti e mi ha sempre spronata a fare meglio. Il lavoro sul testo non ha mai stravolto la storia, né la mia personalità come scrittrice. Ha limato quelle asperità che lo scrittore non riesce a valutare con il giusto peso. 

Hai qualche consiglio da dare ai nostri amici autori emergenti?

Vi riporto il consiglio che, a suo tempo, mi diede la mia professoressa di Italiano del liceo. Era una rompiscatole, ma una donna giusta, che mi insegnò ad amare la letteratura come espressione dell’essere umano. Soleva dirci: “Mettetevi in gioco”.

Grazie, Marta. Aspetto il tuo prossimo romanzo con curiosità, pronta a editarlo!

Biografia dell’autrice

Marta Leandra Mandelli è nata a Milano e ha compiuto studi umanistici, conseguendo con successo il titolo di laurea in Scienze della Comunicazione presso un’università inglese.

Per A.Car Edizioni ha pubblicato: la trilogia di OltremondoPetali di rosa e fili di ragnatela; L’orizzonte delle Dimensioni; Le regole del buio; la novella per ragazzi Il fantasma del castello di Sorci e il mistero del drago perduto, finalista al Premio letterario internazionale Lago Gerundo 2016 e vincitore del Premio letterario internazionale Michelangelo Buonarroti 2016, nella sezione Narrativa per ragazzi; Waylock. I principi di Shirien, annoverato tra le migliori letture fantasy da blog come Nocturnal Blaze, Il gufo lettore, La cantastorie dei boschi; Il gatto & gli stivali, vincitore del Premio letterario internazionale Michelangelo Buonarroti 2018, nella sezione Narrativa per ragazzi; Il segno del falco, vincitore del Premio letterario internazionale Michelangelo Buonarroti 2019, nella sezione Narrativa per ragazzi e finalista al Premio letterario Tre Colori, nella sezione Narrativa lunga.

rniamo a prendere aria con lentezza, in profondità, e a buttare fuori ciò che non ci serve, a filtrare le notizie, a bloccare ciò che non ci serve più, a cercare informazioni con attenzione e a verificare le fonti. Andiamo alla fonte! Così, troveremo serenità e saremo di nuovo pronti a progettare il nostro futuro. Buon respiro a tutti.

L’elogio della lentezza, diceva Lamberto Maffei, invitandoci al pensiero lento. Oppure, per essere veloce, devi prima imparare a essere molto lento (Bruce Lee).

Insomma, ci troviamo in un momento in cui il sovraffollamento comunicativo, le continue notizie reperibili in ogni istante, ovunque e in qualunque momento, generano confusione. Se a questo si aggiunge che tutti possiamo commentare a casaccio, sulla scia di emozioni sempre più rapide, con un respiro superficiale e scarico di energia, è facile intuire come l’incertezza imperi. E non sempre è possibile trovare la lucidità che ci consente di vivere serenamente il presente, progettando il nostro futuro, passo dopo passo.

Tutto e subito, questo vogliamo. Dall’autore che, pur di avere il libro pubblicato ADESSO, non lo rilegge nemmeno e accetta compromessi (leggasi editoria a pagamento o vanity press), alla navigazione spasmodica e alla lettura veloce di messaggi sempre più brevi, di titoli sempre più eclatanti. L’informazione rimane superficiale, così come il respiro, frenetico e breve, che annebbia la mente e affanna l’anima.

Quando facevo la giornalista, la ricerca delle fonti era uno degli aspetti più complessi e anche più importanti del mio lavoro. Invece, oggi, mi sembra che l’informazione sia superficiale, votata ai click, piuttosto che all’approfondimento. Stessa cosa mi capita quando un autore mi presenta il suo manoscritto. La maggior parte delle volte è sciatto, poco approfondito, addirittura spesso non viene nemmeno riletto. Il tutto, per la fretta di arrivare chissà dove. Eh sì, perché anche gli obiettivi languono, sono sempre più vaghi.

Mi sembra che abbiamo tutti fame d’aria, se ci pensiamo, il Covid questo fa: non ci fa più respirare. Torniamo a prendere aria con lentezza, in profondità, e a buttare fuori ciò che non ci serve, a filtrare le notizie, a bloccare ciò che non ci serve più, a cercare informazioni con attenzione e a verificare le fonti. Andiamo alla fonte! Così, troveremo serenità e saremo di nuovo pronti a progettare il nostro futuro. Buon respiro a tutti.

Oggi, voglio presentarvi un amico autore, che ho incontrato ormai circa 10 anni fa, durante una fiera fantasy in uno dei bellissimi castelli della Lombardia.

Da Elvio Ravasio ho imparato la tenacia, la voglia di emergere e ho appreso anche qualche segreto del suo meraviglioso lavoro: rilegatore professionista, oltre che autore ormai conosciuto di fantasy per ragazzi e sci-fi.

Ciao Elvio, parlaci un po’ di te. So che ti occupi di libri da una vita… in cosa consiste il tuo suggestivo lavoro?

Ciao Francesca, come sai faccio il rilegatore e possiamo dire che ho dedicato la mia vita ai libri. Amo dare nuova vita agli oggetti che hanno segnato la nostra crescita, i nostri affetti, o hanno influenzato le nostre scelte.

Che sia un dizionario scolastico o un Promessi sposi di fine Ottocento non ha importanza, torneranno al loro splendore e potrete conservarli o logorarli di nuovo. Meglio la seconda, visto che ci campo!

Hai esordito con una saga di libri fantasy per ragazzi. Vuoi parlarci della tua esperienza?

L’intento principale di questa scelta era di scrivere una storia per mia figlia. Ho avuto un imprinting massiccio legato al fantasy e alla fantascienza, quindi mi è venuto naturale scegliere questo genere. Il primo libro, I guerrieri d’argento, è nato senza alcuna velleità editoriale ma, si sa, non siamo noi a scegliere il nostro destino.

Poi, come le ciliegie, un libro tira l’altro e mi sono trovato per le mani una saga di 4 episodi. Il percorso editoriale è stato impegnativo, sono partito dal basso e ho risalito la china un gradino alla volta con costanza e determinazione, fino a raggiungere i 15mila libri venduti a fine 2019.

Il tuo sforzo nel farti conoscere al pubblico è notevole, tanto che ti ha notato un editore più grande e, adesso, ti cimenti in nuovi generi letterari. Com’è stato questo passaggio?

Lo sforzo è stato più che notevole e lo è tuttora, ma non sono uno che molla. Ci sono stati momenti felici e altri meno, soddisfazioni e delusioni, qualche premio vinto e qualche critica negativa, fa parte del gioco.

Il passaggio a un editore importante è avvenuto grazie ai 5000 libri venduti da solo a fiere, eventi e mercati. Le mie prime case editrici non avevano una distribuzione in librerie di catena e quindi, per raggiungere lo step, avevo bisogno di una distribuzione nazionale e capillare. E dovevo avere dei dati di vendita che destassero interesse, quindi ci ho messo impegno, rinunce e passione.

Per quanto riguarda il cambio di genere, non poi così radicale (e chi ha letto Medioevo sa di cosa parlo) è dovuto al fatto che pensavo di aver esaurito quello che avevo da dire nel fantasy classico, avevo bisogno di una ventata d’aria fresca e di un’idea originale che stimolasse la mia creatività. Amo sperimentare, e i risultati ottenuti con Medioevo sono carburante per continuare in quella direzione.

Hai qualche aneddoto divertente o strano da raccontarci, sia nella tua vita professionale di rilegatore, sia in quella di scrittore?

Dopo 10 anni in pista come scrittore e 35 come rilegatore, potrei scriverci un libro sugli aneddoti, ma vorrei portare l’attenzione su un tema che mi manda in bestia. Mi capita spesso che, durante i vari eventi a cui partecipo, ci siano ragazzi che si avvicinano al banco incuriositi, anche se non lettori. E, devo dire abbastanza di frequente, vedo i genitori trascinarli via con la frase “tanto non li leggi”.

Siamo un paese di non lettori per situazioni come queste, ricordo che i miei genitori avevano la casa piena di libri e magari non mi compravano la bacchetta di Harry Potter (che all’epoca non c’era, e tanto non funziona, sapete…), ma non si sono mai rifiutati di acquistarmi un libro. Torniamo a leggere le favole ai nostri figli prima di dormire, se vogliamo che da grandi apprezzino la lettura. Un ragazzo che legge sarà un adulto che pensa e, di questo, abbiamo un gran bisogno.

Infine, domanda di rito: cosa consigli a un autore emergente che sta cercando un editore, oppure sta per pubblicare il suo primo libro?

“Ne sei proprio sicuro?”, questa è la domanda che gli farei. Il mondo editoriale è purtroppo in cancrena e la vanità di voler pubblicare un libro senza essere accompagnati da impegno e dedizione enormi non vi porterà a nulla, se non a essere dimenticati dopo pochi mesi.

Chiedetevi se da grandi volete fare gli scrittori e, se impiegate più di 8 secondi a rispondervi, lasciate stare o verrete fagocitati e tritati in tanti di quei pezzettini, che nemmeno i vostri cari vi riconosceranno. Ricordo che pubblicai il mio primo libro 10 anni fa e, degli autori conosciuti lungo il cammino, ne sono rimasti 4. Non è un mondo per tutti e, se non siete motivati da una passione e una determinazione abnormi, non buttateci del tempo che non vi porterà a nulla, se non a dire agli amici: “Ho pubblicato un libro”.

Per chi invece risponde ai requisiti ed è ben conscio del ginepraio in cui si sta cacciando, c’è Astro Edizioni, un punto di partenza ben superiore di quello da dove sono partito io.

So di essere stato duro e crudo ma, credetemi, lo dico per il vostro bene: non smettete mai di sognare, non illudetevi e tenere i piedi piantati a terra, o la caduta sarà rovinosa.

Ultima cosa, leggete molto più di quello che scrivete e, soprattutto, comprate libri di scrittori emergenti e tenete vivo un mercato che è al di fuori delle pure logiche di mercato.

Grazie Elvio, per la tua disponibilità e, agli autori emergenti auguriamo dunque… buona lettura! A presto.