L’agenzia letteraria, insieme alla Vigamus Academy, sta tenendo corsi di editoria e scrittura, sia per chi vuole un’infarinatura del settore, sia per chi, invece, vuole approfondire a livello professionale alcuni aspetti del nostro mondo.
Oggi, voglio presentare in un’intervista un collega e amico, autore e giornalista, Massimo Colonna, che si occuperà di un corso di scrittura creativa che trae spunto dalla matematica, o meglio, dalla geometria. E, quando un romanzo è scritto seguendo il suo schema, funziona!

Buongiorno Massimo, parlaci un po’ di te. Come sei arrivato al mondo dell’editoria, di cosa ti occupi?

Di professione sono un giornalista, da oltre dieci anni mi occupo di cronaca per diverse testate. Da tempo scrivo anche racconti a sfondo psicologico e, negli ultimi anni, ho cercato di approfondire in particolare i metodi di scrittura. Nel novembre del 2017 la casa editrice Letteratura Alternativa, di Torino, ha pubblicato il mio racconto lungo intitolato “Il sogno finisce all’improvviso”. Un testo che ha una struttura complessa e non tradizionale. Il libro per due anni è finito al Salone del Libro di Torino e nel 2018 è stato anche selezionato per la Fiera Internazionale del Libro di Francoforte. A quel punto, ho avuto l’idea di sviluppare un corso di scrittura basato proprio sullo schema utilizzato nel mio libro. Da due anni tengo un corso in una accademia in Umbria, proprio per proporre questo nuovo modello, che ho chiamato Metodo Sierpinski.

Quando è nato e come il tuo metodo di scrittura?

Il Metodo Sierpinski nasce ufficialmente un paio di anni fa, anche se gli studi che mi hanno permesso di concretizzarlo vanno avanti da diverso tempo. L’idea di fondo è quella di condensare principi di geometria e psicologia, applicandoli alla costruzione di una struttura narrativa efficace. Questo metodo infatti utilizza i frattali geometrici per costruire una narrazione che possa raccontare storie anche complesse per forma e contenuto ma che, proprio per questo, aderiscono alla personale rappresentazione quotidiana della nostra realtà, altrettanto complessa. I frattali, come noto, sono forme geometriche che ripetono una parte di sé potenzialmente all’infinito, arrivando a una figura simile, ma non uguale, all’originale (il più famoso è il triangolo di Sierpinski, anche se i frattali esistono anche in natura: si pensi all’immagine di una costa frastagliata, a un albero, alla forma del guscio di una lumaca, alla costellazione della Via Lattea). Questa costruzione porta a due letture: una particolare, ossia focalizzata sulla ripetizione di alcuni elementi, l’altra complessiva, estesa, di visione più ampia. Una storia raccontata con il metodo Sierpinski si basa quindi su due processi mentali (presentati in particolare nelle opere dello psicologo Christopher Bollas): quello della condensazione e quello della libera associazione. Questo tipo di narrazione si pone su diversi livelli di lettura, alcuni più superficiali, altri più profondi, proprio come ognuno di noi rappresenta a se stesso la propria realtà, la propria giornata (lettura particolare) o la sua stessa vita (lettura estesa). Dunque, il nostro cervello è già predisposto a procedere nella direzione dei multilivelli di lettura e della complessità delle situazioni.

Quali vantaggi può avere uno scrittore, emergente o anche professionista, nel seguire il tuo corso?

Il Metodo Sierpinski permette di strutturare un racconto anche molto complesso in modo efficace. Del resto, un racconto complesso è aderente alla realtà che viviamo ogni giorno e la rappresentazione che facciamo di essa. Realtà complessa, racconto complesso, struttura narrativa complessa. Durante il giorno, viviamo centinaia di esperienze intense, così che la nostra esperienza quotidiana diventa una sequenza senza fine di frammentazioni e libere associazioni. Esiste dunque un parallelismo tra la complessità (iper)narrativa di una storia e la complessità (iper)realista della vita, e della percezione della vita. Pensate a quante situazioni, storie, domande, risposte, frasi non concluse o scene sospese si intrecciano nelle nostre menti durante un solo giorno. In definitiva, una storia raccontata con il Metodo Sierpinski è la rappresentazione (condensata o espansa) della nostra stessa vita.

Raccontaci dei tuo progetti futuri.

Sto lavorando a un romanzo basato ancora, e in maniera più forzata, su questa struttura narrativa. Il tema sarà psicologico e unirà il reale al surreale, con toni molto introspettivi. I temi affrontati saranno quelli della multidimensionalità, della stratificazione delle esperienze di vita e della parte nera di ognuno di noi. In tutto questo quadro, uno degli obiettivi della scrittura deve essere quello di aprire nuovi varchi di interpretazione attraverso il surreale. E il nuovo lavoro va proprio in questa direzione.

Per chi fosse interessato a conoscere da vicino il Metodo Sierpinski, e migliorare così la propria tecnica di scrittura, consiglio di iscriversi subito, per approfittare degli ultimi giorni di sconto! Qui, il link: https://www.vigamusacademy.com/corso-di-scrittura-il-metodo-sierpinski/

Come agente letteraria e anche come autrice, mi piace girare nei luoghi importanti, che hanno significato qualcosa per la letteratura e la cultura. Ho la fortuna di vivere a Roma, dove ogni angolo fornisce delle sorprese. Stavolta, il giro lo facciamo tra le tombe, insieme a insoliti ospiti felini…

Il cimitero degli artisti e dei poeti, e di grandi letterati. Qui, all’ombra della Piramide Cestia, sono sepolti alcuni eminenti intellettuali, tra cui John Keats, il cui nome, secondo il suo epitaffio, “fu scritto sull’acqua”, e Percy Shelley, uno dei più grandi poeti romantici, sposato con Mary Wollstonecraft Godwin, meglio nota come Mary Shelley, autrice di Frankenstein.

Sono molti gli scrittori che riposano qui, alcuni si erano addirittura trasferiti a Roma, da sempre fonte di ispirazione per opere letterarie importanti.

Il Cimitero protestante o acattolico, così è conosciuto ai romani, ha avuto origine nel Settecento, quando la legislazione ecclesiastica dello Stato pontificio vietava la sepoltura in terra benedetta ai cittadini di religione non cattolica. Prima, la zona di sepoltura era a Muro Torto, a Roma Nord, poi fu usata la terra sconsacrata lungo le mura aureliane. Il cimitero fu recintato dell’Ottocento da famiglie protestanti, dopo i continui atti vandalici sulle tombe, e ampliato con un’ala nuova, oggi ben più ricca di sepolcri di quella antica.

Altre interessanti tombe sono di autori nostrani, come quella di Carlo Emilio Gadda, “signore della prosa dalle forti passioni morali e civili”, e l’urna contenente le ceneri di Antonio Gramsci, la cui semplicità ha incantato Pasolini: “Stupenda e misera città, che m’hai insegnato ciò che, allegri e feroci, gli uomini imparano bambini” (Pier Paolo Pasolini, Le ceneri di Gramsci).

Chi passeggia tra le tombe rimarrà affascinato dalla magnificenza di alcuni fregi: tempietti, mosaici e sculture, tra cui la bellissima statua “Angelo del dolore”, essere divino che abbraccia, dolente, la tomba del suo creatore, lo scultore americano W. Story.

In questo luogo, si respira rispetto per i defunti, spesso morti giovani come il figlio di Goethe, a partire dalla cura con cui sono custodite le tombe, i roseti e le piccole piante spontanee che crescono al riparo del caos cittadino: il tarassaco e il melograno su tutti. Tra i cespugli, poi, camminano silenziosi alcuni gatti, fieri custodi di coloro che, per sempre, dimoreranno nella Città Eterna.

Ti è mai capitato di scaricare un bando per un concorso letterario? Hai visto il sito web di un editore e hai trovato la famigerata parola “cartella”, intesa come lunghezza massima o minima di manoscritto che si può presentare?

Adesso, quindi, ti starai chiedendo: “Quanto è lunga una cartella?”

Una cartella è formata da TRENTA righe ognuna di SESSANTA battute, ovvero 1800 battute totali.

E cos’è una battuta?

Word indica le battute come “caratteri spazi INCLUSI”, ovvero ogni volta che spingi un tasto sulla tastiera, pure fosse di punteggiatura o la barra spaziatrice. Per trovare questa funzione su Word, basta andare sulla barra in alto, blu, e fare click su “Revisione”. Scegliere quindi, all’estrema destra, “Conteggio parole”; appare così una piccola finestrella al centro del documento, proprio davanti ai tuoi occhi. Indica le “Parole” totali di cui è composto il manoscritto (eh sì, perché alcuni concorsi o “submission” internazionali richiedono il numero di parole minimo e massimo, al posto delle cartelle dattiloscritte). Sempre sulla stessa finestrella, leggendo i dati del tuo documento Word, trovi finalmente i caratteri spazi inclusi, ovvero le battute totali di cui è composto il manoscritto. Dividendo questo totale per 1800 (ovvero una cartella), ottieni le cartelle totali. È facile ora capire se hai ecceduto, dando libero sfogo alla tua scrittura, oppure se sei andato sotto il minimo richiesto.

In ambo i casi, non perderti d’animo! È sempre possibile ridurre o ampliare la propria opera: non ci sono testi che non si possano riassumere, in alcuni passaggi, oppure che non si possano riscrivere in modo migliore e più fluido o, ancora, che non si possano allungare, per ottenere la lunghezza desiderata. In alcuni mestieri, ad esempio nel giornalismo, la capacità di sintesi oppure di usare termini “lunghi” quali ad esempio gli avverbi, o anche fare giri e “controgiri” di parole per allungare è indice di buona abilità tecnica di scrittura. Anche perché se un articolo di un giornalista che arriva in redazione è troppo lungo, viene tagliato dal collega editor, perché la pagina di giornale ha quello spazio ben definito. E se invece l’articolo è troppo corto, sempre l’editor aggiunge parole “vuote” di contenuto per allungarlo.

È bene, e ogni buon giornalista e professionista della scrittura lo sa, saper rispettare i vincoli di lunghezza (minima e massima), così che sempre meno persone mettano mano al tuo testo, che rispecchierà la tua volontà di comunicare al meglio i tuoi pensieri, emozioni e sensazioni. Buon calcolo di battute, lunghezze e cartelle e, come sempre, buona scrittura!

Confcommercio parla chiaro: dal 2007 al 2017 hanno chiuso 223 librerie in tutta Italia, indipendenti e di catena. Le ultime due librerie Feltrinelli a Roma (tra cui l’importante Feltrinelli International, punto di ritrovo anche per stranieri), oppure La Pecora elettrica, vittima di leggi che con la giustizia poco hanno a che vedere, e la storica Libreria del viaggiatore.

I costi di gestione e del personale sono eccessivi, a fronte di un calo di acquisto dei libri, dato che i lettori prediligono, nell’editoria così come in altri settori, l’acquisto veloce e la spedizione a casa che fornisce Amazon.

Ma sono davvero solo questi i motivi della chiusura di librerie anche storiche?

Consigliare il lettore, creare empatia, fare rete, saper indirizzare e consigliare. Fare il libraio non è più eseguire mansioni da semplice commesso, ma si tratta di essere un venditore che sa fare leva sull’emozione, che racconti il libro, ciò che esso trasmette, ricordare il piacere della lettura. È bene che le librerie tornino a essere spazio di aggregazione, anche conviviale. Che bello il caffè letterario, incontrarsi per leggere un libro e scambiarsi opinioni, di fronte a un bel tè o caffè con dolci e pasticcini. Addirittura, in qualche libreria è anche possibile pranzare!

E poi è fondamentale organizzare eventi, tanti eventi, che presentino autori noti, ma anche meno noti, secondo un calendario a tema culturale.

Le librerie di prossimità questo lo stanno capendo: sono community di lettori, forniscono stimoli nei quartieri popolosi. E stanno diventando punti di riferimento locali, dove ormai fanno capolino anche scrittori più noti. La differenza, in un settore che vende merce non “necessaria” (come può essere quella alimentare) la fa chi sa donare emozioni, creare empatia e arricchire della propria passione il contenuto di un libro. Non mi stupisco, quindi, se a chiudere sono soprattutto librerie di catena, dove il personale si è ridotto soltanto a “porgere” o scontrinare in cassa il libro che viene preso a scaffale da un lettore, magari perché il libro è già noto. Tornare a fare il libraio, come una volta, che consiglia e indirizza, e fa conoscere tante perle editoriali meno chiacchierate, ma magari più vere. Auspico questo, nei prossimi anni, per le librerie italiane.

L’agenzia letteraria, in collaborazione con la casa editrice Astro edizioni e i suoi autori, con il Vigamus – Museo del Videogioco di Roma, la Vigamus Academy e con l’autore e coach di scrittura creativa Massimo Colonna, indice corsi di editoria e scrittura creativa aperti sia ad autori in erba e appassionati di scrittura e lettura, sia a chi vuole fare dell’arte di scrivere una professione.

Qui di seguito, l’elenco dei corsi a oggi attivi.

  1. Il libro nel cassetto: pubblichiamolo!

Come si presenta un libro a una casa editrice? Sai scrivere una sinossi efficace, e una lettera di presentazione? Discutiamone insieme all’agente letterario, giornalista ed editor Francesca Costantino. Durata corso: 6 ore, una giornata.

  1. Lavorare in una casa editrice

I ruoli professionali in una casa editrice. La selezione dei manoscritti. Esempio pratico: Astro edizioni con qualche autore presente che parlerà della sua esperienza. Durata: 6 ore, una giornata.

  1. L’agenzia letteraria: promozione libraria

Come funziona un’agenzia letteraria, cosa fa l’agente letterario, come proporsi a un’agenzia. Gli agenti letterari all’estero. Il mercato librario italiano ed estero. La promozione libraria. Durata: 12 ore, un weekend.

  1. La psicologia dei personaggi

Un’analisi, attraverso le carte di Propp, dei personaggi di una fiaba. Analisi dei personaggi e consulenza di una psicologa e psicoterapeuta. Durata: 12 ore, un weekend.

  1. Corsi di scrittura creativa, Metodo Sierpinski (con Massimo Colonna)

Formula Medium: Il corso prevede lezioni fisiche, con la distribuzione di dispense e materiale per esercitazioni. I racconti migliori saranno valutati gratuitamente per la pubblicazione da Astro edizioni, senza che quest’ultima abbia obbligo di pubblicarli e/o anche dall’agenzia letteraria, per un’eventuale rappresentanza.

Coaching letterario: corso di un anno personalizzato, contatto continuo con il coach, sia dal vivo o per telefono, sia via Skype o e-mail, per studiare un percorso che valorizzi al meglio la scrittura di un autore, in base alla sua personalità. Alla fine dell’anno, il racconto o romanzo prodotto sarà valutato da Astro edizioni, e pubblicato nella formula più adatta tra cartaceo o ebook (o entrambi), e a discrezione dell’editore stesso.

Il Metodo Sierpinski

Il corso di scrittura creativa si basa sull’analisi degli aspetti che mettono in relazione geometria, psicologia e struttura narrativa. L’idea di fondo si sviluppa dalle figure geometriche dei frattali. Applicare i frattali geometrici alla costruzione di una narrazione permette di raccontare storie anche complesse per forma e contenuto, ma che aderiscono alla personale rappresentazione quotidiana della nostra realtà, altrettanto complessa.

I frattali, come noto, sono forme geometriche che ripetono una parte di se stesse all’infinito, arrivando a una figura simile, ma non uguale, all’originale (si pensi al triangolo di Sierpinski, o anche all’immagine di una costa frastagliata, un albero, la forma del guscio di una lumaca, la Via Lattea ecc.). Questa costruzione porta a due letture: una particolare, ossia focalizzata sulla ripetizione di alcuni elementi, l’altra complessiva, di visione più ampia.

Una storia raccontata con il metodo Sierpinski si basa su due processi: quello della destrutturazione di significati e di elementi narrativi, e quello della condensazione. Questo tipo di narrazione si pone quindi su diversi livelli di lettura, alcuni più superficiali, altri più profondi, proprio come ognuno di noi rappresenta a se stesso la sua realtà, la propria giornata (lettura particolare, destrutturazione) o la sua stessa vita (lettura estesa, condensazione). Dunque il nostro cervello è già predisposto a procedere a multilivelli di lettura.

La psicologia si occupa di questi momenti nell’ambito dello studio dei sogni. Il processo onirico avviene grazie all’azione congiunta di due diversi processi mentali: condensare le idee inconsce nell’evento sogno, per poi spezzettarle con la libera associazione. Durante il giorno, viviamo centinaia di esperienze intense, così che la nostra esperienza quotidiana diventa una sequenza senza fine di destrutturazioni e condensazioni. Esiste dunque un parallelismo tra la complessità (iper)realista della vita (o meglio, della percezione della vita) e la complessità (iper)narrativa di una storia. Per questo, possiamo affermare che una storia raccontata con il metodo Sierpinski è la rappresentazione (destrutturata o espansa) della nostra stessa vita.

Date e sito web per iscriversi ai corsi, presso Vigamus Academy, via Cornelia 498 – Roma

Lavorare in una casa editrice: domenica 2 febbraio, ore 10-13 e 14-17.

Il libro nel cassetto, pubblichiamolo!: sabato 8 febbraio, ore 10-13 e 14-17.

https://www.vigamusacademy.com/corso-di-editing-e-presentazione-di-un-manoscritto-come-pubblicare-un-libro/

https://www.vigamusacademy.com/corso-di-specializzazione-in-editoria-come-lavorare-in-una-casa-editrice/

https://www.vigamusacademy.com/corso-di-scrittura-il-metodo-sierpinski/

https://www.vigamusacademy.com/corso-di-promozione-libraria-con-agenzia-letteraria/

Affrettatevi, fino al 28 febbraio c’è uno sconto del 30%!!!

“Se solo queste pietre potessero parlare…”, è la prima cosa che ho pensato quando, dopo un controllo di sicurezza molto accurato, ho varcato le alte mura del Vaticano. Meta: l’archivio segreto.

Si entra in un altro Stato, ma è più corretto dire in un altro mondo. E scopro che sono pochissimi, qualche decina all’anno, gli studiosi che entrano qui. Un privilegio, insomma, che ho ottenuto grazie all’Associazione culturale Archivio Caffarelli.

Passo sotto allo IOR, osservo la bellezza architettonica di questi edifici maestosi, alla mia destra un giardino curatissimo, davanti a me degli archi sotto edifici imponenti, ed eterni. Finalmente, varco la soglia degli archivi. Lasciamo tutto, non è possibile portare nulla con sé, meno che mai i cellulari. La guida, che ci conduce nella visita, attraverso stanze, scale, scalini e scalette, trombe di ascensori, corridoi e pavimenti meravigliosi, sale affrescate e odore di antico, ci spiega aneddoti e novità.

La più importante: papa Francesco sta per desecretare i documenti del pontificato di Pio XII, dell’epoca della Seconda guerra mondiale. Ne scopriremo soltanto nei prossimi mesi o anni la vera portata storica.

I documenti, chilometri e chilometri di scaffalature, sopra e sottoterra, rimandano subito l’odore della polvere, della colla, della carta. Una meraviglia, un piacere a fior di pelle per chi, come me, lavora e vive con e per i libri.

Scopro che la pergamena, se conservata alla giusta temperatura e umidità, dura per sempre e, mentre salgo gli scalini, ho il sorriso sulle labbra.

Anche qui, c’è stata la censura: un affresco con su scritto qualcosa come “il pericolo viene dal Nord”, inteso come Nord Europa della Riforma, viene ridipinto con un fregio, per nascondere la frase nefanda alla nobildonna di Svezia, che ha soggiornato proprio in quella stanza. E, meraviglia, leggo le parole scritte su un foglio tutto bianco, accuratamente riempito dopo da chi di dovere, dove Galileo Galilei giurava di testimoniare quanto “scritto sopra” la sua firma: una forma di “cambiale” antica. Leggo poi la lettera di Lucrezia Borgia al papa, suo padre peraltro. E la scomunica a Lutero.

Incredibile la cura con cui questi documenti sono archiviati, tenuti. Il tempo, qui nell’archivio segreto Vaticano, si ferma. E per me che posso, attraverso la mia scrittura e il mio lavoro, comunicare quanto ho visto, è difficile farlo senza emozionarmi ancora. Un’esperienza unica, che ho fatto in un mondo antico, moderno, storico e attuale al contempo, carico di fascino e mistero da scoprire e riscoprire. Nell’attesa che, tra questi documenti ancora segreti, esca fuori qualcosa degno di nota, vi saluto e… alla prossima gita nel mondo dei libri e della carta!

I libri costano troppo? Forse per alcuni, sì. Dato che il valore di un prodotto è nella richiesta che il mercato fa del prodotto stesso, va da sé che, in un sistema economico in crisi, come quello dell’editoria, i prezzi dovrebbero scendere. Eppure, tendono a salire. Il prezzo medio di copertina è ben lontano dai 15 euro di qualche anno fa.

La differenza, purtroppo, la fanno i costi di distribuzione (pari al 60% e più del prezzo di copertina), mentre le nuove tecniche di stampa e l’apertura al mercato estero consentono di spendere sempre meno per tirature di gran lunga inferiori, da qualche anno a questa parte.

«Non guardate solo al guadagno, ma alla diffusione della lettura e della cultura». È quanto afferma Mauro Corona, conosciuto scrittore, alpinista e scultore italiano, le cui opinioni forti fanno spesso discutere. L’ha detto durante una tavola rotonda tra i rappresentanti dell’editoria, portando anche l’esempio di chi dice: “Era un bel libro, ma costava troppo”.

Nonostante i segnali di ripresa, c’è indubbiamente ancora molto lavoro da fare sul fronte diffusione della lettura, considerando che quasi il 60% degli italiani non legge neanche un libro all’anno. Alla tavola rotonda si è parlato molto di come agire, ad esempio, a livello di legislatura e invocando maggiore collaborazione tra gli attori del mondo editoriale; c’è anche chi esce dal catalogo di Amazon, come scelta di campo, culturale e politica. E poi la proposta di Mauro Corona: tagliare gli utili degli editori in virtù di un bene superiore. Ovviamente impraticabile, fosse anche perché nessun imprenditore si sognerebbe di non rientrare dei costi spesi, e nemmeno di guadagnarci!

Di recente, poi, la Legge sullo sconto in editoria, volto a tarpare le ali ai colossi del web, non sta dando i risultati sperati, penalizzando anzi le piccole realtà: sconto massimo del 5% sul prezzo di copertina, mentre fino a poco tempo fa si poteva decurtare fino al 15%. Esistono, o sono in previsione, dei bonus cultura statali, che possono essere usati da alunni delle scuole e docenti, in diversi ambiti culturali, quindi anche per comprare dei libri.

Ma è davvero rendendo più accessibile il prodotto “libro” che si rende anche più appetibile? Il problema è culturale o economico? Chi non è abituato a leggere, comprerebbe libri solo perché costano di meno? E poi, che ne sarà delle piccole case editrici che già così fanno fatica a ricavare un guadagno?

Diteci la vostra!

Oggi voglio riportarvi l’esperienza di due colleghe, Mala Spina e Sara Gavioli, rispettivamente grafica e scrittrice, ed editor. Le storie di addetti al settore editoriale possono aiutare voi autori a capire qualcosa del “dietro le quinte” di questo mondo. Buona lettura!

Mala Spina e l’uccello africano

Quando lavoravo per un grosso editore di scolastica, l’editing era una roba serissima. I testi iniziali erano scritti da maestre ed educatori ma… spesso erano davvero terribili e come minimo c’erano 2-3 redattori a lavorare su un singolo libro.

Una volta che i testi arrivavano a una bozza accettabile, iniziava il giro dei redattori, per cui un libro veniva letto da almeno altri 4-5 redattori esterni al lavoro iniziale.

Specifico che è un sistema che riguarda solo l’editoria scolastica, perché trovare un refuso o anche il minimo errore su un testo di scuola equivale a essere coperti di insulti da qui all’eternità, e perdere un sacco di soldi.

Dunque, un anno decisero di far fare un giro di bozze anche a me, non in qualità di editor (non lo sono), ma di grafico. Infatti mi occupavo di impaginazione e non ero stata direttamente coinvolta nel libro in questione. Insomma, mi chiesero di dare un’occhiata dal punto di vista grafico.

Trovai una mappa dell’Antico Egitto in cui c’era un piccolo egiziano dietro a una capra, che pareva volersela ingroppare. Lo giuro. Era inquietante con il suo piccolo sorriso e la povera capra con gli occhi allucinati.

Poi mi passarono un libro per la prima elementare in cui a ogni lettera dell’alfabeto corrispondeva un animale…

A: Amilcare l’anaconda americana

B: Berto il bufalo belga, e così via.

Poi sono arrivata alla lettera U.

*URANO L’UCCELLO AFRICANO*

E nella mia mente si è materializzato un disegno osceno, che ho subito realizzato. Lo abbiamo stampato ed è rimasto qualche anno esposto al pubblico ludibrio. Nonostante avessimo segnalato la comicità becera di Urano, il direttore editoriale scelse di tenerlo. Suppongo che tra le maestre fosse diventato una specie di barzelletta Urano… ma come si fa? Ma come ti viene in mente?! Ugo, Ubaldo… ma Ur-ANO associato a uccello… non so, a voi pare normale?

Sara Gavioli, in cerca di confronto

Lavoro come editor e i manoscritti sono il mio pane quotidiano. Il consiglio che sento di poter dare a chiunque scriva è: cercate il confronto.

Spesso gli autori si lamentano perché non hanno la possibilità di lavorare con dei professionisti, prima di proporsi agli editori. Lo capisco: non tutti possono permetterselo. Bisogna dire, però, che i beta-reader sono preziosissimi e che in troppi inviano il file della propria storia subito dopo aver scritto la parola “fine”.

Invece:

– Dopo aver concluso la prima stesura, fate riposare la storia per almeno un mese. Fatevi una bella vacanza, iniziate a scrivere altro, leggete, abbonatevi a Netflix. Non pensateci e aspettate.

– Poi, riprendete in mano il manoscritto e rileggetelo tutto, come se foste dei semplici lettori. Già a questo punto troverete una marea di cose da modificare. Fatelo.

– Scegliete degli eletti che leggeranno e che vi daranno delle opinioni. Non la mamma o la fidanzata: i beta migliori sono persone che sanno essere severe. Se ne trovate di bravi, teneteveli stretti. L’ideale sarebbe far leggere almeno a cinque persone: così avrete modo di confrontare le osservazioni.

– Iniziate una seconda revisione tenendo conto dei consigli ricevuti.

Questo è il procedimento minimo, secondo me. Ovviamente, avere una mano da un editor o passare anni a fare ulteriori revisioni aiuta di più, ma già soltanto la pazienza e il confronto potrebbero fare la differenza. Mi capita davvero troppo spesso di dover valutare manoscritti che non sono nemmeno stati riletti dall’autore, o peggio titoli auto-pubblicati con difetti evidenti, che un beta avrebbe notato subito, ed è un peccato.

Voi cosa ne pensate?

Si sa che in Italia è difficile “vivere” grazie ai diritti di autore (così come alle rendite di qualunque forma di arte). Fare della cultura la propria forma di reddito, pagarci tutti i conti e guadagnarci pare oggi un miraggio. Tassazioni inique, leggi di parte e mancate tutele sono all’ordine del giorno, purtroppo.

Eppure, come suggerisce J.L. Marshall, un moderno guru della comunicazione e del marketing, un pubblico è necessario a tutti, piccolo o grande che sia. Dal momento in cui nasce un’idea nella testa (pescata chissà dove), lo scrittore o l’artista cerca un pubblico a cui donarla. E, in cuor suo, spera che sia il più ampio possibile.

Qualche autore, forte delle sue abilità comunicative, ha pensato di mettersi “in proprio”, auto-pubblicandosi. Di sicuro, non divide i diritti con nessuno, se non i canali distributivi (ad esempio, Amazon). Qualche altro, addirittura, ha aperto un proprio marchio editoriale soltanto per poter guadagnare di più. La fatica di doversi promuovere da soli, comunque, spaventa la maggior parte degli autori che conosco, sono in pochissimi coloro che davvero riescono a “portare a casa la pagnotta”, facendo quindi della scrittura un mestiere, piuttosto che un semplice hobby.

Come fare, quindi, per avvicinare i lettori? Un modo è quello di lavorare così tanto, imparare sempre di più da rendere le regole di scrittura (sia grammaticali, sia convenzionali e moderne) parte del quotidiano. Fatto questo, dopo che un certo grado di professionalità sia stato raggiunto, è importante usarlo a proprio piacimento, seguendo sì le regole, ma anche stravolgendone, anzi sfruttandole in base alle proprie sensibilità e vita vissuta.

Diventa essenziale poi ipotizzare sin da subito il tipo di pubblico di riferimento, iniziare a conoscerlo studiando ciò che legge e le sue abitudini quotidiane. Perché entrare nel quotidiano di queste persone è ciò che fa la differenza tra chi è solo artista per se stesso, e chi è artista E anche manager di se stesso.

Infine, consiglio agli autori o aspiranti tali di “metterci la faccia”, presenziare a eventi e dibattiti sull’editoria, frequentare fiere e occasioni di scambio, conoscere il settore anche nel dietro le quinte, piuttosto che solo come mondo affascinante delle vetrine e dei marchi editoriali blasonati.

La diatriba ‘O è arte, O è guadagno’, secondo me non ha senso, nella misura in cui è possibile pensare ad ‘arte E guadagno’ insieme, sin dal momento in cui nasce l’idea. In fondo, chi non ha mai tenuto un diario segreto? E, sempre in fondo, chi non ha mai voluto che fosse letto sul serio, magari da quella persona a cui ci si rivolgeva, con tanto di patema d’animo incluso?

Voi che ne pensate? Io, personalmente, voglio fare della mia arte anche un guadagno, oltre che un piacere e un divertimento.

Buongiorno, amici autori. Oggi, vi proponiamo ben 10 consigli di cose da evitare, che si possono riassumere in un unico, ma preziosissimo, suggerimento: scrittori, evitate le trame banali!

Nell’articolo, trovate già un simpatico elenco di 10 banalità varie. Secondo voi, c’è altro da aggiungere? Diteci, quali trame vi fanno cadere le pal…pebre, mentre le leggete?

1. Lui e lei s’incontrano. Non si sono mai visti prima. A causa della folla non si parlano (c’è una festa, un congresso medico, il meeting di Cl, la sagra della rapa, ecc.). Lei guarda lui. Lui si sente muovere tutto dentro, e da quel momento non fa che pensare a lei. Però non sa nemmeno chi è. Due mesi dopo, casualmente, si re-incontrano (sull’autobus, al cimitero, a bordo del panfilo dello sceicco X, alla Coin, ecc.). Lei gli rivolge la parola e sa tutto di lui perché hanno amici comuni ecc. ecc. e in realtà dalla volta di quel primo incontro non ha fatto che informarsi sul suo conto. Uno stalker, in pratica.

2. Lui sparisce all’improvviso. Lei rimane sola, in forti difficoltà economiche (hanno sette bambini, un mutuo, un’azienda appena avviata, un serial killer che li minaccia, ecc.). Lo attende per un anno. Poi, finalmente, decide che davvero è tutto finito e si cerca un altro compagno. Lo trova. La prima volta che vanno a letto insieme (a casa di lei), lui ricompare inaspettato (aveva dimenticato lo spazzolino da denti, gli serviva la carta di credito, doveva disseppellire dal giardino il tesoro di famiglia, voleva farle una sorpresa, ecc.).

3. Lui e lei sono una coppia aperta. Marito e moglie, però ciascuno si fa le sue storie. Se le raccontano, anche, con grande spasso e divertimento. Poi all’improvviso lei si innamora di lui: proprio di lui, solo di lui. Lui non riesce ad accettare la cosa e fugge con un ussaro (un marinaio, un curatore di mostre d’arte contemporanea, un noto chirurgo plastico, ecc.).

4. Lui viene ucciso a coltellate (a colpi di sedia in testa, col veleno, con una scarica elettrica, ecc.). Prima di morire, riesce a scrivere con il sangue (con una matita, con la cacca del figlioletto neonato, con il vin brûlé, ecc.) sul pavimento (sul muro, sul soffitto, su un tovagliolo di carta, ecc.) un messaggio enigmatico basato sui numeri primi gemelli (sulla serie di Fibonacci, sulla progressione di Malthus, ecc.). Lei male interpreta il messaggio e per vendetta uccide la cugina (la governante, il portinaio, il direttore del Louvre, ecc.), che in realtà è innocente (ma lei non lo sa, benché ci sia qualcuno – un redattore del Times, un fratello musulmano, un cuoco di provincia, un saltimbanco portoghese, ecc. – che glielo fa ostinatamente, ma oscuramente sapere). Passa del tempo e lei sposa un armatore greco (un cugino di primo grado del principe del Galles, un salumiere di Bergamo, un dirigente d’azienda siciliano trasferito a Milano, ecc.). Il nuovo marito ha la passione dei giochi matematici. Quattrocento pagine dopo, lei capisce che l’assassino è lui.

5. Lei viene uccisa a randellate. Lui è incolpato. Confessa. Va in galera. Tenta il suicidio. Lo salva un secondino. Da quel momento, lui e il secondino diventano amicissimi. Dopo molti anni, lui esce di galera. Non sapendo dove andare, accetta l’ospitalità provvisoria del secondino. In una sera di temporale gli racconta di essere innocente, e di aver confessato l’omicidio solo per andare in galera, per togliersi dal mondo, per lenire la sofferenza. Il secondino lo ascolta comprensivo. L’assassino è lui, e glielo dice.

6. Lui (professore alle medie) ha dei problemi esistenziali. Lei (impiegata in una ditta di ceramiche) no. Lui è ricco di famiglia. Lei no. Lui vorrebbe andare a vivere a Cuba. Lei no. Lui è postcomunista. Lei no. Lui si fa delle storie fuori dal matrimonio. Lei no. Lui investe tutti i risparmi nella cooperativa de Il Manifesto. Lei lo pianta e si mette col proprietario della ditta di ceramiche.

7. Lui è un vulcaniano. Lei è di un pianeta dalle parti di Orione. Il loro amore è immenso. Le loro sessualità sono incompatibili. Dopo un po’, lui si stufa e si mette con una piemontese di nome Cesira.

8. Lui e lei vogliono sposarsi, ma le famiglie sono contrarie. Tentano una fuga d’amore. Vengono bloccati. Lui è costretto a lavorare nel cementificio del padre, lei viene spedita in un monastero umbro. Non si rivedranno per vent’anni. Quando si rivedono, lui dice: “Sposiamoci”. Lei risponde: “Fossi matta, ormai mi sono abituata così”.

9. Lui vorrebbe morire. Lei lo aiuta, ma sbaglia qualcosa e lui sopravvive in perfetta salute. Per vendetta, lui la uccide col ferro da stiro.

10. Lui è un romanziere che, dopo qualche libro accolto bene ma niente di che, finalmente sente di avere la storia che lo porterà al vero successo. La racconta a lei. Lei gli dice: “Mi pare una vera cagata, venderà un casino”. Lui, offesissimo, si ritira in soffitta a scrivere. Lei all’inizio telefona ogni tanto, ma lui non risponde. Lei si dimentica di lui. Lui finisce il romanzo. Lo porta all’editore. L’editore dice bofonchiando: “Mettilo là”. Per sei mesi, nessuna risposta. Per altri sei mesi, nessuna risposta. L’editore muore. Lui va a riprendersi il dattiloscritto. Trova il figlio dell’editore, subentrato, che ha appena finito di leggere il romanzo e gli dice: “È una vera cagata, venderà un casino”. E così accade. Lui si suicida. Lei viene a saperlo dai giornali, fa le carte per l’eredità, diventa ricchissima coi diritti, sposa un bagnino di Fregene.